La procura di Marsala non demorde, dispone il test su Denisa e non lascia nulla di intentato

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Denise con la madre Piera
Denise con la madre Piera

Denise Pipitone, è stato prelevato un campione di Dna dalla ragazza di Scalea che è entrata a pieno titolo nello spinoso caso. La comparazione con il Dna di Piera Maggio dovrebbe fugare il sospetto che Denisa, la ragazza calabrese entrata nel caso, sia la Denise scomparsa a 4 anni da Mazara del Vallo il primo settembre 2004. la decisione è stata presa d’imperio dalla Procura della Repubblica di Marsala, che aveva deciso di riaprire il caso e di seguire tutte le piste possibili.

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Denise Pipitone, prelevato un campione di Dna dalla ragazza di Scalea

qualcuno indicherebbe nella 20enne di Scalea proprio Denise. Ventenne che tra l’altro non crede affatto di essere Denise. Intervistata e resasi disponibile a fare il test del Dna, la ragazza aveva spiegato di essere sicura delle sue origini, di essere nata il 4 maggio del 2002 da una famiglia romena e di essere venuta in Italia all’età di 7 anni.

Denise Pipitone, prelevato un campione di Dna dalla ragazza di Scalea: un “cold case” confuso

Insomma, al di là della necessità di ritrovare la bambina scomparsa ormai da 17 anni e del rinnovato input al “cold case” fornito dalla recente e fallimentare pista russa, la sensazione è che con il caso Pipitone si stia procedendo un po’ “per tentativi” e nel contesto di una specie di “ring catodico”. La procura di Marsala ha disposto il prelievo e l’esito del test verrà reso noto nei prossimi giorni. Sempre in termini di novità sul caso e sempre su Canale Cinque in mattinata c’era stata la testimonianza dell’ex maresciallo della Polizia Giudiziaria di Marsala Francesco Lombardo, che proprio sulla scomparsa di Denise era stato uno dei primi ad indagare.

Denise Pipitone, prelevato un campione di Dna dalla ragazza di Scalea. Parla l’ex investigatore

In tema di intercettazioni l’uomo ha detto a Mattino 5 che “Il telefono era spento, ma sull’utenza telefonica è arrivato lo stesso un messaggio. La Sim però, nel frattempo era stata tolta. Quindi il sistema non riusciva a consegnare il messaggio, che continuava a cercare la rete, anche se il telefono era spento. Per questo, durante la notte ci sono le celle agganciante”. In buona sostanza l’ex sottufficiale ha parlato a Federica Panicucci delle celle telefoniche che vennero agganciate all’epoca della scomparsa, vicino al magazzino dove si pensava fosse tenuta in ostaggio la bambina. E alla domanda circa la possibilità che Anna Corona, l’ex moglie del papà di Denise, avesse consegnato il telefono a qualcun altro o che, eventualmente, questo altro si sia spostato Lombardo ha spiegato: “O un’altra persona o lei stessa ha messo la sua scheda su un altro cellulare”.

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