La proposta di legge sul suicidio assistito verso l'Aula: i tanti nodi su cui manca l'accordo

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Nurse supporting and calming down patient before procedure caring hospital staff (Photo: Motortion via Getty Images)
Nurse supporting and calming down patient before procedure caring hospital staff (Photo: Motortion via Getty Images)

A che punto è la notte sulla legge sul suicidio assistito? Dopo tre anni dal giorno in cui la corte Costituzionale aveva chiesto al Parlamento di dotare questo Paese di una legge sul fine vita, e dopo due anni dal momento in cui - a causa dell’inerzia delle camere - era intervenuta per dichiarare incostituzionalità l’articolo che la rendeva, in ogni caso, impossibile, la proposta di legge si avvia ad andare in Aula alla Camera. Certo, i nodi da sciogliere sono ancora tanti. E trovare una quadra su un argomento così divisivo sarà estremamente difficile, ma il 22 novembre il testo dovrà essere presentato all’assemblea. Una spinta a procedere in fretta oggi è arriva anche dal presidente della Camera, Roberto Fico: “Io credo che ci sia un deficit parlamentare profondo se finora non siamo ancora arrivati all’approvazione di una legge sul suicidio assistito, oltretutto dopo un richiamo fortissimo della corte costituzionale che ci spingeva a legiferare in un certo tempo, e anche questo tempo è stato scavalcato. Quindi il parlamento deve discuterne, deve legiferare, deve approvare una legge che è di civiltà”, ha detto durante un intervento a Washington.

I lavori in Commissione Giustizia e Affari sociali dovranno procedere necessariamente a ritmo serrato. E a frapporsi alla obbligata celerità potrebbe arrivare l’ostruzionismo di Lega e Fratelli d’Italia. Un assaggio è stato visto già nelle scorse settimane, quando alcuni interventi hanno costretto i deputati a rallentare rispetto alla tabella di marcia. Se la linea continuerà a essere questa, spiegano fonti della commissione Giustizia, i presidenti dovranno trovare il modo per tagliare i tempi. Anche a scapito della discussione.

“Le opinioni divergenti sono tante - spiega ad Huffpost Alfredo Bazoli, capogruppo dem in commissione Giustizia nonché uno dei relatori del testo che dovrà approdare in Aula - ma bisognerà trovare un minimo comune denominatore, e fare sintesi. Del resto già la Corte costituzionale ci ha indicato la strada”. Nella sua decisione, arrivata dopo che il monito al Parlamento era andato in fumo, la Consulta aveva stabilito che non è punibile una persona che aiuta a morire chi, tenuto “in vita da trattamenti di sostegno vitale” e affetto “da una patologia irreversibile” che gli cagiona sofferenze ritenute intollerabili, sceglie di porre fine alla sua esistenza. Sempre la decisione sia maturata “autonomamente e liberamente”. E che la persona che sceglie di morire sia “pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”. Le sue condizioni, sottolinea la Corte, devono essere “verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale”.

Ora, le basi ci sono, “e noi proprio da queste siamo partiti”, precisa ad Huffpost Giorgio Trizzino, deputato ex 5 stelle, ora appartenente al gruppo Misto, autore del testo base della legge sul suicidio assistito. Bisogna costruire il resto. “Per ora abbiamo accantonato tre quarti degli emendamenti, che andranno discussi. Sono quelli che riguardano le questioni più rilevanti”. Che, data la complessità di un tema così divisivo, non sono poche: “Riguardano le condizioni per accedere al suicidio assistito, le cure palliative, l’obiezione di coscienza. E le stesse modalità della morte assistita”. Questioni mica da poco. Sulle quali la battaglia è quasi cosa scontata. “Finora ci sono stati solo alcuni interventi che hanno fatto slittare i lavori - dice Bazoli riferendosi al comportamento di Lega e Fd’I - ma se ci sarà ostruzionismo i presidenti delle commissioni dovranno trovare il modo di velocizzare i voti sugli emendamenti, con il rischio che non ci sia discussione. Intraprendere una strada del genere non sarebbe utile a nessuno. Neanche a chi si metterebbe di traverso. Perché certamente non porterebbe a un miglioramento del testo”. Perché l’approdo in Aula di una proposta di provvedimento va garantito.

Sul fatto che una quadra sarà trovata è ottimista anche Trizzino: “Credo che sarà la volta buona, anche se sarà necessario un confronto ad armi pari tra posizioni diverse. Io ce l’ho messa tutta. C’è chi ritiene, anche in Parlamento, che la vita sia un dono. Io sono convinto che, invece, appartenga all’individuo. E che non possiamo essere condannati a vivere se riteniamo che, per le ragioni evidenziate anche dalla corte Costituzionale, la nostra non sia più vita”.

La richiesta di una modifica alle norme attuali, del resto, arriva anche da pezzi della società civile, come dimostra la grande adesione che ha ottenuto il referendum promosso dall’Associazione Luca Coscioni. In Cassazione sono state depositate 1,2 milioni di firme. Se anche la corte Costituzionale darà il via libera, il referendum - che però incide sull’articolo del codice penale che riguarda l’omicidio del consenziente e non sul successivo, il 580, che riguarda appunto l’istigazione e l’aiuto al suicidio - potrebbe essere celebrato in primavera. La legge riuscirà ad arrivare prima? Dipenderà molto dalla volontà delle forze politiche che dovranno scegliere se fare una sintesi tra tesi divergenti o se mettersi di traverso a quella che in tanti definiscono “legge di civiltà”. Quel che è certo è che tanto il monito della Consulta quanto gli appelli di porzioni di cittadini non possono essere più ignorati. Perché, come ricorda Trizzino, “ogni anno a chiedere il suicidio assistito sono migliaia di persone”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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