La protesta contro l'abbattimento di 140 alberi in un Campus del Politecnico di Milano

Manuela d'Alessandro

"Il parco del Campus Bassini del Politecnico va salvato perché è un patrimonio della città, ha un alto valore sociale e ambientale e quello che viene promesso in cambio non compenserebbe la sua scomparsa". Arianna Azzellino, 48 anni, docente del Politecnico di Milano, da un mese guida la rivolta di professori, studenti e cittadini contro l'abbattimento di 140 alberi del parco dove da 70 anni chi frequenta uno dei più prestigiosi atenei italiani, ma anche chi vive nel quartiere, studia, discute, si riposa, gode del fresco e della pace degli alti fusti.

Attraverso diversi sit- in, una petizione da oltre 7 mila firme che continua a crescere di numero e la 'sospensione' del taglio delle prime piante, determinata ieri dall'opposizione dei cittadini, i 'ribelli' hanno costretto il Comune a convocare una commissione Ambiente in cui si discuterà oggi del tema.

"Su questa area - spiega all'AGI Azzellino, che insegna 'Valutazione d'impatto ambientale' a Ingegneria - il Politecnico ha progettato la costruzione di un nuovo edificio del Dipartimento di Chimica. Quasi un mese fa, saputo della volontà di abbattimento degli alberi, in 150 docenti ci siamo rivolti al Rettore che ha ascoltato le nostre osservazioni e critiche, ma ha sostanzialmente chiuso la discussione dicendo che il progetto era in uno stadio troppo avanzato per essere modificato. Poi, dopo una 'strana' calma nel mese di novembre, quando era previsto l'inizio del taglio delle piante, due giorni fa il cantiere si è messo in moto suscitando le proteste nostre, degli studenti e dei cittadini".

Il progetto, tra l'altro, sarebbe stato depositato l'estate scorsa dal Rettorato alla Conferenza dei Servizi dell'ateneo come modifica di uno precedente che non prevedeva l'intervento sul parco, anche se, precisa la leader della protesta, "non c'è chiarezza su questi e molti altri punti e il taglio degli alberi è partito in un contesto di totale indeterminatezza".

"Quello che siamo sicuri che non ci piace - prosegue Azzellino - è che questo nuovo progetto parte con una promessa di compensazione molto labile, si perde un parco che, dunque, ha un valore molto più elevato di qualche albero tagliato perché ha un profondo significato sociale per la zona di 'Città Studi'. La nostra posizione è sempre stata che non puoi promettere la ricostruzione del parco tra dieci - quindici anni, come si è detto, perché questi sono i tempi che stimiamo perché si rende disponibile l'area dove dovrebbe sorgere, che adesso è bloccata"

E ancora: "È noto, inoltre, che le funzioni ecosistemiche di alberi appena piantumati non sono paragonabili a quelle di alberi secolari. Il precedente Rettorato aveva progettato la costruzione dell'edificio per Chimica in un'altra area, non sul parco, poi si è cambiata idea perché i tempi sarebbero stati lunghi e i chimici si devono muovere in fretta dall'area Mancinelli dove stanno ora. Ma l'operazione è stata davvero troppo affrettata visto l'impatto che si andrebbe a causare su un parco che esiste da 70 anni, uno dei pochi 'polmoni verdi' del quartiere. È paradossale che proprio il Politecnico di Milano, che tanto ha contribuito a costruire i principi di questo modo di ripensare il tessuto urbano, stia per commettere oggi il peggiore degli errori".

Azzellino è critica soprattutto con l'atteggiamento mantenuto, almeno finora, dal Comune: "Posso capire, anche se non le condivido, le ragioni del Politecnico, ma non del Comune che, quando si è trattato di dare un parere e questo è agli atti, non ha ritenuto di mandare il progetto per valutazione all'area 'Verde Urbano' adducendo come motivazione che sono spazi riservati all'Università. Speriamo ora in un confronto che faccia chiarezza".