La protesta dei legali milanesi che vogliono tornare alle code pre-Covid

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AGI - Ci sono code, anche molto lunghe, che meritano di essere 'sofferte' per permettere ai cittadini di poter esercitare il loro diritto di difesa. Questo sostengono gli avvocati della Camera Penale di Milano che si sono messi “in stato di agitazione” contro il Tribunale che quelle code, eliminate per limitare le possibilità di contagio del Covid, non gliele vuol più far fare, nemmeno ora che ci si avvia a un ritorno alla normalità.

Perché le code sono "questione di sostanza"

“Con la pandemia, i nostri ingressi in cancelleria erano limitati - spiega all'AGI l'avvocato Beatrice Saldarini, che è presidente dell'asssemblea della Camera Penale -. Finito lo stato di emergenza, in teoria si sarebbe dovuti tornare al libero accesso alla cancellerie, com'è sempre stato. Invece è accaduto solo per la Corte d'Appello, in Tribunale si accede solo con appuntamento preso online e il Tribunale di Sorveglianza ha stabilito che solo in certe ore è possibile andare senza preavviso. C'è, insomma, un triplo binario”.

L'effetto “non è di forma, ma di sostanza. Se l'appuntamento non mi viene dato subito, il rischio è che abbia pochi giorni per studiare una causa e presentare le mie richieste che, codice alla mano, hanno delle scadenze, come può essere quella di un processo col rito immediato, o abbia poco tempo per decidere una strategia difensiva ed eventualmente per parlarne col pubblico ministero che spesso è in udienza e non in stanza e quindi bisogna provare più volte a bussargli".

"Mancano le risorse umane"

Il Tribunale ha previsto che in situazione di emergenza, si possa evitare l'appuntamento ma, osserva Saldarini, “la valutazione se ci sia emergenza o meno viene data al cancelliere e, con tutto il rispetto, non va bene che ci si debba affidare all'educazione o alla comprensione di un cancelliere per il diritto di difesa”.

La presidente della Sorveglianza, Giovanna Di Rosa, ha fatto presente agli avvocati che mancano le risorse umane negli uffici. “Siamo stanchi di dover subire sempre noi della mancanza di personale, tenendo anche conto che parliamo di problemi fuori dal nostro tempo ‘digitale'. Basterebbe un clic per inviare gli atti richiesti”.

E allora gli avvocati reclamano le vecchie, confuse e infinite code e si chiedono quali benefici stia portando l'Ufficio del Processo, uno dei punti chiave della riforma della giustizia che prevede l'arrivo di forze fresche ad affiancare i giudici finanziate dal Pnrr.

“Facciamo fatica a comprendere quale sia l'apporto dei numerosi addetti all'Ufficio del processo in Tribunale, in assenza di comunicazioni”, è scritto nella nota di 'guerra' degli avvocati che chiedono ai capi degli Uffici "ogni sforzo per conciliare le diversse richieste in campo e alla Ministra della Giustizia ogni risorsa necessaria".

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