La quarantena di Alex Britti tra lezioni social e Bach

Sul "muretto" dentro casa a dare lezione di chitarra a migliaia di amici che si affollano nella piazza virtuale, unico luogo dove è possibile stare insieme e muoversi liberamente senza paura. Alex Britti, cantautore romano e grande chitarrista, vive la sua quarantena chiuso in casa con la compagna e il figlio e, come tutti, cerca un modo per stare con gli altri e anche per essere utile in un momento così drammatico della nostra vita. E così la scelta di dare lezioni di chitarra da casa, "un modo per intrattenere, come se stessi al muretto con gli amici con la chitarra in mano", anche perché non dà solo consigli, "suono e racconto aneddoti".

E anche un modo per aiutare chi combatte contro la pandemia raccogliendo fondi. Raggiunto telefonicamente dall'AGI, Britti spiega che "la lezione è solo un pretesto per stare insieme, per farci compagnia", ma anche un modo per aiutare i medici e gli ospedali: "Abbiamo raccolto 40 mila euro per il Niguarda di Milano" grazie alle donazioni degli utenti arrivate al numero sociale, messo a disposizione e sostenuto da tutti gli artisti della Nazionale Italiana Cantanti, 45527.

L'artista romano è stato il primo - il 13 marzo - a iniziare le dirette live per tenere compagnia al pubblico. "Un pò perchè è divertente e un pò per aiutare i medici". I soldi servono ad aumentare le 'unità posto letto rianimazione' (letto, respiratore, pompa infusionale, monitor) disponibili dell'ospedale. La sua iniziativa ha dato il via, e poi si è inserita, nella serie di live #iosuonodacasa partita il 16 marzo. La serie di appuntamenti musicali, promossa da Franco Zanetti, direttore del sito musicale fondato Rockol.it.

Quanto raccolto, dice Britti, "mi sembra un'ottima cifra, soprattutto pensando che si tratta di due euro alla volta. Un ottimo risultato" con la speranza, un po' alla volta, di uscire dalla quarantena. Le lezioni in diretta social sono finite, racconta ancora all'AGI, "perché da quando sono state ridotte le bande wi-fi di Internet le dirette si intasavano e si bloccavano i video. Io da casa ho il telefono acceso e faccio le lezioni. Quando c'è troppo traffico l'immagine però si blocca e peggiora quando qualcuno scrive. Quindi si bloccava il video e tutti mi scrivevano: 'S'è bloccato, così si fermava il video ancora di più e a me cadeva la linea", dice all'AGI ridendo.

Finite le lezioni, ci saranno gli esami. "Con una commissione composta da Antonio Maiello e Marco Iacobini, entrambi chitarristi professionisti - spiega - valutiamo i video delle lezioni che ci arrivano dal pubblico, li guardiamo e ci confrontiamo, poi diamo consigli, cerchiamo di aiutare, spieghiamo dove mettere le mani negli accordi. Dritte di ogni genere", aggiunge.

L'idea delle lezioni online, spiega ancora, gli è venuta per caso, sentendo il suo storico pianista, Stefano Sastro che insegna in una scuola di musica a Roma, dire: "Certo il lavoro si è ridotto, la scuola è chiusa ma meno male che con Skype si possono fare le lezioni".

Per Alex Britti la chitarra è quasi un'appendice del corpo, quasi una parte di sè. "Suono da quando andavo in terza elementare - dice all'AGI - a sette anni ho chiesto la mia prima chitarra. La chitarra era tutto. Era una spada, era un mitra e ho iniziato a suonare, saltando tappe o riducendole. Da ragazzino giocavo con gli altri, certo, ma preferivo rimanere in casa a suonare". Poi è arrivato il blues, negli anni '80. "Grazie a un video di Stevie Ray Vaughan: lo vidi e corsi a comprare un suo disco in un mercatino a Trastevere. Al proprietario diedi in cambio 4 dischi usati miei. Presi 'Couldn't Stand the Weather' e mi chiusi in casa. Mi era successo prima con 'Moonflower' di Santana. Sono uscito da casa l'anno dopo che conoscevo a memoria Santana e Stevie Ray Vaughan. Ero diventato Iron-man - dice scherzando - avevo imparato un linguaggio".

E proprio la chitarra, la sua fedele compagna, è il suo sostegno anche in questo momento difficile. "Non ho una stanza per le chitarre, ho una comunità", dice scherzando. Ma non ne ha una preferita.  "Mi piace continuare a vederla come un pezzo di legno con sei corde attaccate - spiega - perchè la chitarra non è quella che tocchi, è quella che hai dentro. Quella che preferisco è quella con cui mi ci trovo più comodo", quella "più adatta a fare la musica che voglio fare. Sono tutte le mie chitarre preferite".

Però in questo momento, confessa, la chitarra lo aiuta a "recuperare tutto quello che abbiamo perso in quarantena". E "quel pezzo di legno", dopo 40 anni, "continua ad aiutarmi, come ha già fatto in passato, a superare un sacco di situazioni difficili". Lezioni a parte, Britti continua ad esercitarsi e a studiare. Da buon atleta quale dev'essere un musicista.

E ne approfitta anche per godersi il figlio. Studio continuo, dunque, anche se il piccolo Edoardo, "è il vero protagonista del mio tempo. Studio, suono, certo - racconta all'AGI - ma cerco di stare con lui quanto più tempo possibile, mi invento le storie per non fargli percepire nulla di questa clausura".

Alex Britti è molto amico di Edoardo Bennato, quindi inevitabile chiedergli se il nome non sia un omaggio al cantautore di Bagnoli. "Avevamo un accordo con la mia compagna - spiega - se fosse nato maschio avrebbe scelto lei, femmina io. Quando è nato il piccolo il primo nome che è saltato fuori era Edoardo e io ero contentissimo", anche per Bennato, certo, "che è diventato per me come un fratello, un rapporto che va oltre a quello tra due musicisti che collaborano".

In quanto allo studio, invece, racconta di vivere questo momento di quarantena concentrandosi su un genere lontano dai suoi standard: "Sto studiando e ascoltando musica classica. Bach e Paganini su tutti. La classica ha influenzato tanto il rock nella storia. In generale però - aggiunge - sono onnivoro per quanto riguarda gli ascolti".

A mancargli, confessa, non è ancora il palco "anche se sento che mi mancherà presto" ma è soprattutto "scendere al bar, uscire a correre. Questa quarantena ci sta facendo apprezzare le cose che davamo per scontate e non sapevamo di avere. Mi manca scendere al bar di quartiere e prendermi un caffè. Parlare della Roma. La quotidianità, la cena in trattoria, le chiacchiere con gli amici".