La quarantena non è più malattia. "I lavoratori rischiano fino a mille euro di taglio di stipendio per 2 settimane"

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Cropped shot of young Asian woman consulting to her family doctor online in a virtual appointment, holding a medical test tube, conducting Covid-19 diagnostic test at home (Photo: d3sign via Getty Images)
Cropped shot of young Asian woman consulting to her family doctor online in a virtual appointment, holding a medical test tube, conducting Covid-19 diagnostic test at home (Photo: d3sign via Getty Images)

In attesa di capire se sia soltanto frutto di un vuoto normativo o reale volontà del governo, desta preoccupazione il mancato rifinanziamento dell’indennità per l’isolamento da contatti dei casi positivi.

Secondo le prime stime di settore, se il quadro attuale venisse confermato, i lavoratori in quarantena che non possono ricorrere allo smart working rischierebbero un taglio allo stipendio a meno di copertura dei costi da parte del datore di lavoro.

E’ notizia degli ultimi giorni che l’Inps non riconosca più come malattia il periodo che i lavoratori devono trascorrere in quarantena.

Lo ha fatto per tutto il 2020, grazie a uno stanziamento del governo Conte II di 663,1 milioni. Non può più farlo nel 2021 perché l’indennità da quarantena - la copertura di stipendio e contributi per i giorni di assenza - non è stata più rifinanziata.

Come scrive La Repubblica, questo vorrebbe dire, in caso di assenza, un taglio in busta paga allo stipendio.

Si può arrivare - calcola Unimpresa - fino a mille euro per due settimane di assenza. A rischio potrebbero essere già oltre 200 mila lavoratori che sono stati in quarantena nei primi sei mesi di quest’anno e per i quali non c’è più la copertura Inps.

Un problema molto serio, che riguarda una platea di persone molto ampia, che ha già messo in allarme i sindacati che chiedono “un intervento urgente”.

Il dato dei 200 mila è solo una stima, che parte dalla proporzione, osservata nel 2020, di 4,5 lavoratori in quarantena per ogni infetto. Proporzione che ora potrebbe essere applicata alle 45.835 denunce di infortuni da Covid-19 inviate dai datori all’Inail da gennaio a giugno di quest’anno

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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