La rabbia di Elisabetta Trenta, silurata dai suoi. "Non lo meritavo"

alberto ferrigolo

“Sapevo che il Movimento non mi avrebbe lasciato al ministero” dichiara a Il Messaggero che la interpella la ministra della Difesa Elisabetta Trenta, appena giubilata. Sostituita dalla sera alla mattina. Lei, la più critica, lottatrice e litigiosa con Salvini. “Va bene: lo dico – mentre è al ministero che prepara gli scatoloni per lasciare il posto al successore, il dem Lorenzo Guerini -, non sono contenta, non meritavo tutto questo”. Però, aggiunge, “sto benissimo”.

Ora però è il tempo della delusione, ma preferisce no  parlare ulteriormente “perché in questo momento potrei dire di tutto e contro tutti”. Contro Luigi Di Maio che non l'ha tutelata a sufficienza, per esempio? Ma lei non lo sa: “Se Luigi mi abbia difesa, queste cose vanno valutate a freddo e non a caldo”. Adesso è solo attraversata “da mille pensieri contrastanti”. “E tanta rabbia”.

Però vuole porre lei una domanda ed è precisamente questa: “Il ministero della Difesa è un ministero importante, il Viminale è un ministero altrettanto importante. È opportuno che ci siano due correnti politiche in entrambi i dicasteri?” chiede al suo interlocutore la già ex ministra che le fa osservare che Guerini è del Pd e non un tecnico. E lei di rimando: “Lo so bene. Quindi devo pensare che Lamorgese lo sia. Non so cosa dire. Anzi, non mi va più di parlare. Ho da fare” dice la ex ministra un po' confusamente, che adesso tornerà ad insegnare alla Link Campus University da dove proviene, l'Ateneo di Vincenzo Scotti. Però dice di non aver chiuso con il Movimento, che “è fatto di idee e valori”. Poi va all'Altare della Patria a deporre l'ultima corona di fiori.