La Rappresentante di Lista porta all’altare di Sanremo un'umanità libera da qualsiasi vincolo

Di Redazione Digital
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Photo credit: Courtesy photo Valentino
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From ELLE

Sul palco, quando suonano, si chiamano LRDL. Nella vita parlano una lingua comune fatta di rispetto e passione. Lontanissima dai cliché e che fa di ogni canzone un manifesto culturale di scrittura, teatro e impegno. Mancano gli occhi sul palcoscenico, manca il calore delle mani che applaudono ma la loro è una presenza scenica che sarà difficile dimenticare. Rimarrà impressa nelle nostre menti assieme al loro guardaroba, in grado di enfatizzare ogni sfumatura delle loro performance. Quello tra La Rappresentante di Lista e Pierpaolo Piccioli è un sodalizio tra i più iconici di questa 71esima edizione del Festival di Sanremo. Al centro rimane il bisogno di analizzare i valori del direttore creativo Pierpaolo Piccioli: proteggere la diversità individuale dell'umanità. Abiti che diventano manifesto dell’animo di Valentino, un sensualità romantica ma al contempo consapevole e radicale. Outfit di coppia romantici e sfacciati, energici e scenografici, in nuances vive e vibranti – dal fucsia iniziale, al corallo, al rosso Valentino di venerdì fino al bianco candido della finale. "Gli abiti che abbiamo indossato sul palco dell’Ariston ci hanno aiutato a raccontare attraverso il colore le diverse nuance di Amare, una canzone che ci emoziona e ci fa ballare” ha condiviso La Rappresentante di Lista.

Photo credit: Jacopo Raule / Daniele Venturelli - Getty Images
Photo credit: Jacopo Raule / Daniele Venturelli - Getty Images

Amare parla di corpi, di vita, di comunità, della ricerca, di una rinascita e di amore, e così anche i loro abiti. Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina diventano così il messaggio stesso della Maison. "Ho scelto di vestire questi ragazzi perché mi piace la loro musica, mi piace la loro professionalità e l’urgenza creativa con cui hanno affrontato il loro percorso. Abbiamo deciso insieme di fondere i loro look nel colore affinché fosse chiaro, anche attraverso gli abiti, il messaggio e i valori che condividiamo. Veronica e Dario rappresentano e cantano di un’umanità libera dai vincoli di genere, fluida, e vera, sono autentici e per questo, emozionanti” ha raccontato il direttore creativo Pierpaolo Piccioli in esclusiva per elle.it. Il messaggio può suonare forte e chiaro: ricominciare. E per ricominciare serve una pagina bianca sulla quale scrivere un nuovo capitolo della storia. La bellezza di ricominciare, di sognare e di ripartire, da un abito bianco.

L’abito bianco di Veronica Lucchesi racchiude “tutti i sogni del mondo”. Direttamente dalla collezione Valentino Haute Couture Autunno Inverno 2020 2021 - di una poesia indimenticabile - il vestito è una nuvola, un sogno fatto di taffetà e tulle plissè. I volumi e le lunghezze sono estremizzate come se volessero abbracciare il palcoscenico in tutta la sua l’interezza, un saluto prima di lasciarlo. Dario Mangiaracina indossa un completo total white di cady couture, dal fit morbido e rilassato con un pantalone plissé. A completare i look per Veronica wedges Valentino Garavani della collezione Code Temporal mentre per Dario UNIqueFORM boots Valentino Garavani laminati oro. Abiti in cui si percepiscono i gesti radicali del direttore creativo che accompagnano anche scelte cromatiche, il guardaroba maschile dialoga con quello femminile fatto di intagli volumetrici. Materiale e immateriale convivono in uno spiraglio di luce e speranza su ciò che verrà. Un’espressività non convenzionale, il look dell'anarchico sovversivo viene accostato ai codici couture della maison, utilizzando elementi romantici borghesi come le superfici lavorate, i capi tagliati ad arte e le linee fluide dei tessuti preziosi. “Le creazioni che Maison Valentino ha realizzato per noi, sono architetture da abitare, da vivere. Rispondono perfettamente ai nostri gesti, si muovono con noi, amplificano la narrazione, come fossero estensioni fantastiche del nostro corpo. I tessuti accesi e decisi, lampi di colore. Sera dopo sera li abbiamo indossati come fossero bandiere. Ieri, per l’ultima serata del Festival, abbiamo indossato abiti bianchi: una tela, somma di tutti i colori, l’inizio di un nuovo percorso."

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Quest’anno più che mai è emerso come Sanremo non sia solo una questione di vestiti o di musica, ma anche e soprattutto di valori condivisi e messaggi. La componente fortemente visionaria che lega la Maison e la queer pop band si esprime in un crescendo, raggiungendo l’apice nellultima serata, con gli abiti della collezione Of Grace and Light in cui prevale la forza prorompente del bianco, somma ed essenza di tutti i colori. Gli abiti con la loro fluidità assumono così, la capacità di enfatizzare come un megafono ogni sfumatura dell’interpretazione. Il concetto stesso di fluidità viene ridefinito alle radici, all’insegna di una libertà totale e di un lessico diverso che incuriosisce, dimostrando che esiste altro, altri mondi e storie da conoscere e ascoltare. Una narrazione la loro, fatta di immagini, di teatralità, di scrittura visionaria e di sonorità elettroniche che è giunta all'Ariston fluttuando come un sogno tra le note di Amare e nelle meravigliose creazioni Valentino.

Photo credit: Jacopo Raule / Daniele Venturelli - Getty Images
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