La realtà virtuale "è reale e ha delle conseguenze". Parola del filosofo australiano David Chalmers

(Adnkronos) - Metaverso, simulazione e virtuale sono termini che ormai ci sono familiari, rispetto ai quali abbiamo acquisito una certa consuetudine, che tuttavia non è ancora una conoscenza profonda.

Che cos’è la realtà virtuale? E, soprattutto, quanto è reale? Finora non ne esiste una definizione universalmente accettata: il concetto presenta una certa vaghezza e flessibilità. Tuttavia c’è un nucleo comune alla maggior parte degli usi e delle definizioni dell’espressione che può essere riassunto così: un ambiente di realtà virtuale è "immersivo, interattivo e generato da un computer".

A discuterne è il filosofo australiano David Chalmers nel nuovo numero di MicroMega, la principale rivista italiana di approfondimento culturale e politico, ora in librerie (e disponibile anche nello shop online), che affronta tutte le possibili obiezioni dei non realisti e sostiene "che il virtuale, pur avendo ovviamente una natura diversa dal mondo fisico, è perfettamente reale". (segue)

'Il virtuale non è un mondo fittizio o illusorio', ha delle conseguenze

È opinione diffusa che la realtà virtuale non sia 'davvero' reale, ma una sorta di realtà fittizia o illusoria, un po’ come quelle che si creano nella nostra mente quando leggiamo un romanzo. Scalare una montagna virtuale vale meno che scalare una montagna non virtuale? Se vinco una partita a scacchi nella realtà virtuale vale meno di una vittoria in una partita non virtuale? Se concludo un affare in 'Second Life', è meno significativo che se lo concludessi nel mondo non virtuale? Se mi innamoro nella realtà virtuale, la relazione è meno significativa?

"Se è vero, infatti, che quando un drago vola in un mondo virtuale non c’è nessun drago che vola nel mondo fisico - sostiene Chalmers- è anche vero che nel mondo virtuale il drago vola davvero". Ad esempio, se un oggetto di realtà virtuale è rosso è davvero rosso? Sicuramente non è rosso nel senso ordinario, ma è virtualmente davvero rosso, ossia ha delle precise caratteristiche che lo rendono rosso nel mondo virtuale.

In definitiva, Chalmers afferma che "la realtà virtuale non è una realtà di seconda classe. O almeno, non è necessario che lo sia. Può essere una realtà di secondo livello, nel senso che è contenuta nella realtà fisica e implementata da processi nel mondo fisico, ma questo non la rende necessariamente meno reale o meno significativa".

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