La Regione potrebbe avere ritoccato i numeri al ribasso per evitare il lockdown

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Calabria dati terapie intensive
Calabria dati terapie intensive

In Calabria c’è il forte sospetto che i dati delle terapie intensive siano stati maldestramente manomessi per provare a salvare la regione da un secondo lockdown, previsto per i territorio contraddistinti dal colore rosso. Nello specifico, nella notte dell’entrata in vigore dell’ultimo dpcm, tra il 3 e il 4 novembre, i numeri dei ricoverati in terapia intensiva dell’ospedale Annunziata di Cosenza comunicati al Dipartimento Salute della Regione (che riporta poi i numeri al ministero della Salute) sono passati dai 14 iniziali a 2, nel giro di poco ore. L’ipotesi più gettonata è che per tenere più bassi i dati, si siano contati solo i malati intubati, andando ad escludere coloro che necessitano della terapia intensiva ma in forma meno accentuata. Il problema è che, anche in presenza di quest’ultimo caso, il posto letto è da considerarsi occupato.

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Calabria, manomessi i dati delle terapie intensive

Pino Pasqua, primario di rianimazione dell’ospedale Annunziata, ha provato a spiegare quanto accaduto in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. “Martedì 3 novembre, come ogni pomeriggio, ho inviato all’Azienda sanitaria il numero dei degenti ricoverati nella mia Unità, in tutto 14 persone. Dieci erano in terapia intensiva, due in sub intensiva, quest’ultimi erano meno gravi perché hanno un fabbisogno diverso, collaborano, hanno una ventilazione meno invasiva”. I 14 pazienti sono dunque confermati da Pasqua, ma in mano alla Regione hanno subito una modifica al ribasso. Non a caso l’amministrazione della Calabria ha prima diramato un primo bollettino medico, poi seguito da un altro nel quale i dati dei ricoveri in terapia intensiva dell’ospedale di Cosenza sono passati da 14 a 2.

Un tentativo grottesco di nascondere la realtà che oltre a non aver scongiurato il rischio di un nuovo lockdown fa fare una pessima figura alla Regione Calabria che ora dovrà rispondere di quanto avvenuto. Si tratta di falso in atto pubblico e eventuali indagini potrebbe arrivare ad identificare la mano che ha manomesso i dati del 3 novembre.

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