La regola boomerang per i “traditori” che nel 2018 volle fortemente proprio Luigi Di Maio

di maio multa
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Nello statuto della formazione creata da Beppe Grillo esiste una multa per chi è uscito dal Movimento Cinquestelle, a quanto ammonta? Tecnicamente sarebbero 100mila euro da pagare e sono l’effetto pratico di una regola boomerang per i “traditori” che nel 2018 volle fortemente proprio Luigi Di Maio, che oggi, per un paradosso possibile solo nella politica italiana, rischia di dover pagare, non proclamare.

La multa per chi è uscito dal Movimento Cinquestelle

In merito c’è uno storico: nel febbraio 2018 il Movimento 5 Stelle era nel pieno di una concitata campagna elettorale e l’allora Capo Politico designato Luigi Di Maio fu chiarissimo. Su cosa? Su transfughi e contravvenzioni da fuga in vanti: “Chi dovesse cambiare partito e collocazione dopo essere stato eletto con noi pagherà una multa da 100mila euro”. Poi Di Maio, allora “pentastellatissimo”, aveva incalzato: “Così ci penserà su un migliaio di volte prima di tradire la fiducia che ha ricevuto”. Ha scritto Open: “Siccome bisogna sempre stare attenti a ciò che si desidera perché rischia di avverarsi, ora potrebbe essere arrivato il momento”.

Il paradosso di pagare per quello che hai deciso tu

Quale? Quello in cui il contravventore Di Maio di oggi potrebbe pagare la multa voluta dall’inflessibile Di Maio di ieri, lui e quelli che con lui sono passati ad “Insieme per il Futuro”. Potrebbe accadere davvero, dato che nel Consiglio nazionale del Movimento Cinque Stelle del 22 giugno c’è chi ha proposto esattamente questo. Il concetto Di Maio lo aveva ribadito nel 2019 da New York con il distinguo fra “chi muove giuste critiche e chi va via perché non ha ottenuto nulla per sé. I primi “li ascolterò, i secondi dovranno pagare 100mila euro per danni di immagine, come da Statuto”.

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