La renzata

Former Italian premier and leader of the Italia Viva party, Matteo Renzi, addresses a rally in Rome, Saturday, Feb. 1, 2010. (Fabio Cimaglia/Lapresse via AP) (Photo: ASSOCIATED PRESS)

Lo show lo ha anticipato ai suoi commensali, ieri sera a cena, compiaciuto di essere tornato al centro del gioco. Con lo spirito dell’“adesso parlo io”. A Porta a Porta Matteo Renzi picchierà, eccome picchierà: sul governo, sul suo immobilismo, su una giustizia da forca. Elencherà una serie di punti, da sottoporre quasi come condizioni alla maggioranza, a partire dall’economia: una cura shock, in cui nulla è intoccabile, come il reddito di cittadinanza. Attenzione, però, a questo gioco spericolato sul filo della crisi. Ripetiamo “sul filo”.

La mossa che ha raccontato più compiaciuto prevede un vecchio cavallo di battaglia: l’indicazione del sindaco d’Italia, legata a una legge elettorale a doppio turno. La “renzata” ha un duplice obiettivo: il primo, più immediato, è far saltare il compromesso raggiunto in Parlamento sulla legge proporzionale (non è un dettaglio, quella legge ha uno sbarramento del 5 per cento che, al momento, Italia Viva vede col binocolo); il secondo è blindare la legislatura: le riforme sono un classico modo di allungare la vita delle legislature. Vuoi mettere, se cade tutto: c’è un percorso avviato, il Parlamento sta discutendo, meglio un governo, magari per le riforme, che il voto. È quel che Renzi va dicendo dalla Leopolda: la vita del governo Conte non coincide con quella della legislatura.

Evviva: vino, fiori di zucca, carciofi alla giudia, qualcuno, nell’entusiasmo si è anche abbandonato a cori contro la Juve, per festeggiare l’arrivo del senatore Cerno e della deputata Rostan. Insomma, si è capito: nel mirino c’è Conte, nella sicurezza che i numeri per i “responsabili” non ci sono. Polpettine e frittata di asparagi: “Tanto non si vota – dice un commensale – il premier è come il Papa, morto uno se ne fa sempre un altro”.

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