La responsabilità dei media sui commenti degli utenti di Facebook

·3 minuto per la lettura

Mercoledì scorso la corte ha respinto l’argomentazione dei tre maggiori editori del Paese, che sostenevano di non poter essere ritenuti responsabili per i commenti postati dagli utenti sulle loro pagine di news su Facebook. “Il loro tentativo di ritrarsi come vittime passive e inconsapevoli delle funzionalità di Facebook ha un'aria di irrealtà” ha scritto la corte. “Avendo intrapreso azioni per assicurarsi i benefici commerciali di tali funzioni, gli appellanti ne devono quindi sostenere anche le conseguenze legali”. Inoltre, si legge: “Le azioni di facilitazione e incoraggiamento della pubblicazione di commenti nei confronti degli utenti di Facebook rendono i media di fatto editori dei commenti stessi”.

La causa che ha portato alla decisione è stata intentata contro la Fairfax Media Publications, la Nationwide News e l’Australian News Channel da Dylan Voller, ex detenuto di riformatorio. Voller era stato al centro nel 2016 di uno scandalo come vittima di abusi nelle carceri giovanili a cui era stato dato ampio risalto dai media, e aveva successivamente fatto causa ai tre editori perché sotto agli articoli ricondivisi sulle loro pagine Facebook alcuni utenti avevano commentato accusandolo di crimini da lui mai commessi.

Secondo quanto dichiarato dagli avvocati del ragazzo “È noto a tutti che le aziende media incoraggino l’engagement sotto i loro post in modo da guadagnare così maggiore visibilità. Questo aiuta ad attrarre introiti pubblicitari. Con un così forte imperativo commerciale a guidarli, non c’è dubbio che le stesse aziende prestino assistenza alla pubblicazione di commenti di terze parti. Fanno tutto quello che possono per incoraggiare questo comportamento, ed è disonesto da parte loro sostenere di non aver alcun ruolo attivo nella pubblicazione”. E anche se la decisione dell’Alta Corte non risolve la causa per diffamazione portata avanti da Voller contro gli editori, per la quale è previsto un nuovo passaggio alla Suprema Corte della Nuova Celdonia, di certo modifica il paesaggio in cui i media australiani si trovano ad operare. La Nine Entertainment, proprietaria della Fairfax, si è detta scontenta della decisione e ha commentato: “Avrà derive importanti su quello che potremo postare sui social media nel futuro”.

La News Corp. Australia, di proprietà di Rupert Murdoch ed editrice delle altre due aziende chiamate in causa, non ha fornito un commento diretto ma su uno dei giornali della compagnia è comparso un editoriale che condannava la decisione che “soffoca il libero scambio di opinioni”, e ipotizzava un futuro di cause simili a danno dei media. In realtà recenti modifiche alla legge australiana, passate a luglio scorso, potranno far sì che cause come quella di Voller possano essere evitate. Specialisti in leggi sull’informazione della University of Sidney Law School fanno notare che è stata introdotta la possibilità per gli editori di fare un’ “offerta di ammenda” eliminando i commenti incriminati in modo che la parte lesa non proceda per vie legali. Gli strumenti ci sono: Facebook già da marzo offre la possibilità per le Pagine di moderare i commenti, eliminando quelli offensivi o negando del tutto la possibilità di commentare su determinati post o sulle storie.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli