La responsabilità sociale delle terre rare

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Le terre rare. Elementi fondamentali di moltissime applicazioni tra fibre ottiche, superconduttori, magneti, catalizzatori, motori ibridi. Adesso le parole d’ordine sono riuso e sostenibilità, oltre che la necessità di svincolarsi da mercati poco trasparenti come quello cinese, che detiene il 35% delle riserve mondiali e il 70% delle produzione, e dove spesso l’estrazione non rispetta i criteri ambientali contribuendo a inquinare pesantemente terre e corsi d’acqua. Proprio la Cina durante la guerra commerciale del 2019 aveva minacciato di chiudere il mercato alla domanda statunitense. E ora punta ai giacimenti afghani, con la preoccupazione della comunità internazionale. Si preme affinché chiunque voglia sfruttare le immense risorse dell’Afghanistan (stimate nel 2020 in oltre 3 milioni di miliardi di dollari) lo faccia sottoponendo gli accordi con i talebani, che hanno ripreso in mano il Paese, a stretti vincoli umanitari. Dal governo di Pechino però non è arrivata una presa di posizione netta, anzi: ci si è detti pronti a una “collaborazione amichevole”.

È urgente dunque uscire dalla sfera di influenza cinese e dalla dipendenza in materia di terre rare, sopperendo alla scarsità di giacimenti con nuove tecniche di lavorazione. Proprio in questi giorni è stato annunciato il primo impianto statunitense su scala commerciale per isolare e purificare questi minerali. Il sito dove sorgerà l’impianto è stato già identificato, e la costruzione sarà a cura dell’American Resources Corporation, una compagnia nata con lo scopo di fornire materie prime sostenibili e socialmente responsabili ai mercati tech di ultima generazione. Anche la tecnologia usata sarà all’avanguardia: senza l’uso di solventi ma attraverso invece la cromatografia LAD, più sicura per l’ambiente, più efficiente e che produce minerali più puri. L’impianto utilizzerà come fonti le ceneri residue delle combustione del carbone, altrimenti destinate alle discariche, e prodotti tecnologici giunti a fine vita - si stima infatti che oltre 3 miliardi di dollari di valore in terre rare finiscano gettati ogni anno insieme ai device obsoleti.

Anche l’India sta facendo passi avanti per l’autonomia nell’approvvigionamento di terre rare, con un progetto che lavora su più fronti. Ha infatti avviato una politica di rottamazione delle vecchie auto, responsabili di livelli di inquinamento da allarme pubblico. Prima della riduzione del traffico dovuta ai lockdown la situazione a Dehli si era fatta così grave da spingere il governo a dichiarare uno stato di emergenza e a chiedere ai cittadini di stare all’aperto il meno possibile, vietando le attività sportive. La rottamazione delle auto più inquinanti avrà, nelle intenzioni, un triplice risultato: da un lato la riduzione delle emissioni, dall’altro un boost per la domanda interna di veicoli più nuovi ed ecologici, e permetterà infine di recuperare grandi quantità materie prime come l’acciaio ma anche di terre rare per le quali finora l’India era stata dipendente quasi al 100% dalla Cina.

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