La rielaborazione fotografica dei processi cognitivi attivati nella fase osservazione.

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neffie
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L’arte, in tutte le sue varie sfaccettature, riesce a stimolare delle reazioni negli esseri umani a volte anche molto contrastanti da persona a persona. Ognuno ha la propria sensibilità e la propria storia, motivo per cui ogni soggetto protrà reagire in maniera diversa di fronte ad uno stimolo esterno. È come se dalla stessa fonte che emette una forte energia ognuno prendesse quello di cui più ha bisogno in quel dato momento. I ricettori di questo processo sono naturalmente i nostri sensi, dalla vista, al tatto, passando in alcuni casi anche per l’udito e l’olfatto. Il mix di ciò che recepiamo davanti a un’opera artistica permette di creare nella mente di chi osserva una reinterpretazione soggettiva dell’immagine che oggi, grazie alle più moderne tecnologie, è possibile arrivare a conoscere.

Il progetto di NeuroEstetica Fotografica NEFFIE

Il progetto di NeuroEstetica Fotografica NEFFIE, portato avanti da l’Università Vita-Salute San Raffaele e il Centro di Ricerca Tecnologie Avanzate per la Salute ed il Ben-Essere dell’Ospedale San Raffaele con il supporto Gruppo DEDEM, si occupa di far conoscore allo spettattore come avviene il processo soggettivo di di apprezzamento estetico. Attraverso l’utilizzo delle neuroscienze si arriva a comprendere come l’arte visiva viene interpretata dai soggetti e questo complesso meccanismo soggettivo è riassunto in un’immagine.

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NeuroEstetica Fotografica NEFFIE: come funziona

Da un punto di vista strettamente più pratico, l’esperienza del progetto NeuroEstetica Fotografica NEFFIE prevede che un soggetto entri in una cabina attrezzata con numerosi sensori e osservi una data opera. Saranno proprio i sensori a interagire con l’osservatore, studiandone e quantificandone i cambiamenti neurofisiologici attivati dagli stimoli visivi. Quando si osserva un opera d’arte si è infatti soggetti a dei forti cambiamenti fisiologici all’interno dell’organismo quali ad esempio l’aumento del battito cardiaco, la variazione del livello di sudorazione e l’alterazione della frequenza respiratoria.

Siamo in questo caso nella fase di raccolta dati, con le informazioni che coinfluiscono successivamente in un algoritmo di intelligenza artificiale che provvede a fornire un risultato tangibile e condivisibile dell’esperienza neuroestetica.

Il prodotto finito di questa esperienza è un’immagine, da intendersi come la rappresentazione visiva di ciò che l’osservatore vede e sente davanti a un’opera.

foto 2
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NeuroEstetica Fotografica NEFFIE a MIA Milan Image Art Fair

Il progetto di NeuroEstetica Fotografica NEFFIE parteciperà alla decima edizione di MIA Milan Image Art Fair dove i visitatori avranno modo di testare con mano questa forte unione tra arte e scienza. Le varie reinterpretazioni soggettive delle opere e dunque le varie immagini digitali generate dal progetto NEFFIE verrano poi raccolte e pubblicate sulla piattaforma Lieu.City, dove si terranno anche i convegni di Università Vita-Salute San Raffaele durante l’esposizione del MIA Photo Fair.

NeuroEstetica Fotografica NEFFIE, l’omaggio a Franco Vaccari

Il progetto NEFFIE vuole essere anche un omaggio a quanto già fatto in precedenza dal maestro modenese Franco Vaccari. Quest’ultimo in occasione della 36° Biennale d’arte di Venezia installò una cabina per fototessere del Gruppo DEDEM negli spazi espositivi con l’intento di immortalare in quattro scatti le reazioni dei visitatori a una o più foto d’autore. “Lascia una traccia fotografica del tuo passaggio”, è con questa frase che si invitavano le persone a prendere parte all’esperienza che forniva loro la possibilità di avere una rielaborazione fotografica dei processi cognitivi attivati nella fase osservazione. Uno studio delle emozioni e delle dinamiche del pensiero attivate nelle persone di fronte all’arte, è questo l’ambizioso obiettivo del progetto NEFFIE.

La collaborazione tra UniSR e Contents

Dalla collaborazione tra l’Università Vita-Salute San Raffaele e Contents è nato un progetto che ha come obiettivo l’utilizzo dei modelli di machine learning GPT-3 e GPT-J per sperimentare le enormi potenzialità creative offerte dalla generazione artificiale di un testo scritto. Il progetto avrà una forte impronta autoriale, oltre che rappresentare un importante esempio di synthetic media e a esplorare le nuove modalità di scrittura permesse dalla creatività computazionale tramite l’interazione, la concreazione e il rimescolamento tra figura dello spettatore e quello dell’artista.

Per GTP (Generative Pre-trained Transformer) si intende un modello di rete neurale capace di generare un testo in linguaggio naturale grazie a un apposito addestramento sulla base di grandi quantità di testo disponibile online. Il risultato sarà un contenuto di qualità variabile: potrebbe risultare indistinguibile dalla scrittura umana o, al contrario, molto poco sensato.

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