La riforma delle finanze vaticane sullo sfondo del caso Giani -3-

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Città del Vaticano, 16 ott. (askanews) - Da ultimo, il Consiglio vaticano per l'Economia, guidato dal cardinale tedesco Reinhard Marx, ha tenuto un "incontro interdicasteriale" per responsabilizzare i vari dicasteri della Curia romana sullo sfondo di un quadro economico complesso. Già a dicembre dell'anno scorso l'allora portavoce vaticano Greg Burke aveva riferito che proprio in occasione di un incontro del Consiglio dei cardinali, Marx aveva illustrato un piano di "riduzione degli operating costs della Santa Sede" che, per quanto riguarda il personale, escludeva esuberi e licenziamenti, confermava il blocco del turn over, già introdotto tempi fa in Vaticano, e prendeva in considerazione la "possibilità" di prepensionamenti e di "mobilità" tra diversi uffici, mentre per il futuro a più lungo termine prospettava di "realizzare job descriptions per rendere più efficace il lavoro di ogni Dicastero". Nel lungo periodo, inoltre, il porporato tedesco prevedeva "l'elaborazione di multiyear budgets affinché il Consiglio per l'Economia possa formulare - disse l'allora portavoce vaticano - delle proiezioni a 5 e a 10 anni per dare una idea più chiara della situazione e di come affrontarla". E' dal 2015 che la Santa Sede non pubblica i propri bilanci. Al tema del costo del personale si sarebbe poi aggiunto quello del calo degli introiti, in uno scenario economico mondiale incerto, al quale non sarebbero estranee le difficoltà incontrate da diverse Chiese - non da ultima, quella statunitense - alle prese con gli indennizzi da pagare alle vittime di abusi sessuali, nonché l'annosa questione degli investimenti dei diversi uffici vaticani. Un quadro economico non roseo, insomma, tanto che a inizio di settembre, il Wall Street Journal ha scritto che nel 2018 il deficit della Santa Sede (distinto da quello del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano) è raddoppiato a circa 70 milioni di euro su un budget di circa 300 milioni, ed ha citato una lettera del maggio precedente nel quale Papa Francesco avrebbe chiesto al cardinale Marx di "informare i rispettivi responsabili sulla gravità della situazione" e "studiare tutte le misure ritenute necessarie per salvaguardare il futuro economico della Santa Sede e per assicurare che siano messe in atto il prima possibile". Si preannuncia dunque un periodo impegnativo per le finanze vaticane. La casella della Segreteria per l'Economia per ora è vuota. Le tensioni aumentano. Ma il Papa, come dimostra l'affaire Giani, non sembra intenzionato a farsi dettare l'agenda di governo.