La ripresa negli Usa passa per i servizi, a marzo l'indice Ism migliore di sempre

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AGI - Il terziario corre negli Stati Uniti e aggiunge un altro tassello alla ripresa dell'economia a stelle e strisce, che sull'onda del ritmo serrato delle vaccinazioni anti-Covid allunga il passo sull'Europa e sul resto del mondo.

La conferma arriva dai due sondaggi sul settore dei servizi condotti separatamente da Markit e Ism, entrambi sopra la soglia dei 60 punti e con l'Ism che balza sui livelli più alti di sempre, da quando cioè il sondaggio è stato creato nel 1997.  

Immediata la reazione di Wall Street, partita già tonica dopo il lungo weekend di Pasqua e dopo la chiusura positiva di giovedì (con  lo S&P 500 che ha centrato un nuovo record terminando per la prima volta le contrattazioni sopra i 4.000 punti). Il Dow Jones guadagna l'1,19%, lo S&P 500 l'1,35% e il Nasdaq l'1,36%. 

A marzo, l'indice Pmi dei servizi definitivo, elaborato da Markit, sale 60,4 punti dai 59,8 di febbraio, risultando superiore alle stime di consensus (60 punti). Leggermente sopra le attese anche l'indice composito, che tiene conto anche della variazione del Pmi manifatturiero, che si attesta a 59,7 dai 59,5 punti precedenti e dai 59,1 attesi.            

Nel terzo mese dell'anno vola letteralmente l'indice Ism non manifatturiero elaborato dall'Institute for Supply Management, che raggiunge i 63,7 punti dai 55,3 di febbraio, ben al di sopra delle previsioni a 59. Si tratta della crescita più forte mai registrata nell'attività dei servizi da quando l'indice è stato istituito.     

A spingere i listini sono anche i dati macro di venerdì scorso sul lavoro, che mostrano la più forte crescita di nuovi impieghi in sette mesi negli Usa, che potrebbe segnare l'inizio della migliore crescita economica annuale in quasi quattro decenni (un altro tassello piazzato al punto giusto). Il report ha mostrato che nel terzo mese dell'anno il settore privato ha recuperato 916.000 posti di lavoro - il tasso più alto da agosto e ben oltre gli attesi 647.000 - favorendo un calo del tasso di disoccupazione dal 6,2 al 6%.