La rotta fatale tra Marocco e Spagna

Brahim Maarad
Il primo novembre 1988 le onde portarono sulla spiaggia di Tarifa, punta meridionale della Spagna, i resti di un 23enne marocchino, morto in seguito a un naufragio. Fu il primo caso di decesso registrato sulla rotta nel Mediterraneo occidentale, attraverso lo Stretto di Gibilterra che da millenni unisce (e separa) l'Africa dall'Europa. Da allora, sono passati trent'anni e sono morte almeno altre 7.780 persone, spinte della disperazione e tradite dal sogno di un futuro in Europa.Sono tre le vie principali: due per mare, una attraverso lo Stretto di Gibilterra partendo dalle coste marocchine e l'altra dall'Algeria attraverso il Mare di Alboran; e via terra dove migliaia tentano ogni anno di scavalcare le barriere che separano il Marocco da Ceuta e Melilla, le due enclavi spagnole nel nord. Un'altra rotta migratoria frequentemente utilizzata in Spagna è attraverso l'Oceano che collega la costa nord-occidentale dell'Africa (Capo Verde, Gambia, Guinea-Bissau, Mauritania, Marocco e Senegal) alle Isole Canarie (la "rotta Africa occidentale").Dal 2014, anno del lancio del Missing migrants project dell'Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim), il tasso di morti nel Mediterraneo occidentale è andato lievitando. Negli ultimi quattro anni sono stati 1.649: oltre l'80% (1.324 morti) si sono verificati sulla rotta del Mediterraneo occidentale, rispetto a 325 morti registrati sulla rotta dell'Africa occidentale alle Isole Canarie.Gli arrivi attraverso la rotta del Mediterraneo occidentale sono cresciuti esponenzialmente negli ultimi anni. Nel 2017, la rotta ha portato in Spagna 21.996 persone, quasi il triplo rispetto ai 7.941 registrati nel 2016. La tendenza al rialzo degli arrivi è proseguita nel 2018, con 57.218 sbarchi. Nella seconda metà del 2018, la rotta occidentale ha rappresentato oltre 60% di tutti gli arrivi attraverso il Mediterraneo.Aumentano gli arrivi, ma aumentano anche quelli che non ce la fanno: nel 2018 i morti (o dispersi) sono stati 811, quasi quattro volte il dato del 2017 quando furono 224. Un triste primato legato al moltiplicarsi dei tentativi di attraversamento del mare dal Nord Africa alla Spagna, così come a uno spostamento delle rotte verso la più pericolosa traversata del Mare di Alboran, il bacino marino largo 180 chilometri che bagna a sud il Marocco e l'Algeria e a nord la Spagna.Nel 2017, quasi la metà di tutti i decessi (104 morti, 46%) e' stata registrata nello Stretto di Gibilterra. Nel frattempo, nel Mare di Alboran ne venivano contati 77. Nel 2018, le acque turbolente del Mare di Alboran hanno inghiottito 545 migranti, tra loro tante donne e bambini.

Il primo novembre 1988 le onde portarono sulla spiaggia di Tarifa, punta meridionale della Spagna, i resti di un 23enne marocchino, morto in seguito a un naufragio. Fu il primo caso di decesso registrato sulla rotta nel Mediterraneo occidentale, attraverso lo Stretto di Gibilterra che da millenni unisce (e separa) l'Africa dall'Europa. Da allora, sono passati trent'anni e sono morte almeno altre 7.780 persone, spinte della disperazione e tradite dal sogno di un futuro in Europa.

Sono tre le vie principali: due per mare, una attraverso lo Stretto di Gibilterra partendo dalle coste marocchine e l'altra dall'Algeria attraverso il Mare di Alboran; e via terra dove migliaia tentano ogni anno di scavalcare le barriere che separano il Marocco da Ceuta e Melilla, le due enclavi spagnole nel nord. Un'altra rotta migratoria frequentemente utilizzata in Spagna è attraverso l'Oceano che collega la costa nord-occidentale dell'Africa (Capo Verde, Gambia, Guinea-Bissau, Mauritania, Marocco e Senegal) alle Isole Canarie (la "rotta Africa occidentale").

Dal 2014, anno del lancio del Missing migrants project dell'Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim), il tasso di morti nel Mediterraneo occidentale è andato lievitando. Negli ultimi quattro anni sono stati 1.649: oltre l'80% (1.324 morti) si sono verificati sulla rotta del Mediterraneo occidentale, rispetto a 325 morti registrati sulla rotta dell'Africa occidentale alle Isole Canarie.

Gli arrivi attraverso la rotta del Mediterraneo occidentale sono cresciuti esponenzialmente negli ultimi anni. Nel 2017, la rotta ha portato in Spagna 21.996 persone, quasi il triplo rispetto ai 7.941 registrati nel 2016. La tendenza al rialzo degli arrivi è proseguita nel 2018, con 57.218 sbarchi. Nella seconda metà del 2018, la rotta occidentale ha rappresentato oltre 60% di tutti gli arrivi attraverso il Mediterraneo.

Aumentano gli arrivi, ma aumentano anche quelli che non ce la fanno: nel 2018 i morti (o dispersi) sono stati 811, quasi quattro volte il dato del 2017 quando furono 224. Un triste primato legato al moltiplicarsi dei tentativi di attraversamento del mare dal Nord Africa alla Spagna, così come a uno spostamento delle rotte verso la più pericolosa traversata del Mare di Alboran, il bacino marino largo 180 chilometri che bagna a sud il Marocco e l'Algeria e a nord la Spagna.

Nel 2017, quasi la metà di tutti i decessi (104 morti, 46%) e' stata registrata nello Stretto di Gibilterra. Nel frattempo, nel Mare di Alboran ne venivano contati 77. Nel 2018, le acque turbolente del Mare di Alboran hanno inghiottito 545 migranti, tra loro tante donne e bambini.