La Russia chiude il flusso verso l'Ue e il prezzo del gas divampa

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(Photo: Mikhail Metzel via Getty Images)
(Photo: Mikhail Metzel via Getty Images)

Ogni giorno ha la sua pena e anche il suo rincaro. Il prezzo del gas ha toccato il record storico sui mercati europei sfondando il muro dei duemila dollari per mille metri cubi. Nell’hub olandese Ttf, il metano ha superato quota 182 euro per Megawattora, con un rialzo del 24%. Tra le ragioni che hanno portato a un incremento così marcato del costo del gas spicca il blocco del transito verso la Germania operato dal colosso statale russo Gazprom. Come ha riportato l’operatore di rete tedesco Gascade, i flussi attraverso il gasdotto Yamal-Europe si sono fermati martedì mattina, dopo una costante riduzione delle forniture iniziata a partire da sabato. Il monopolista russo non ha prenotato capacità aggiuntiva di esportazione attraverso il gasdotto Yamal. Come riporta la Tass, a dicembre Gazprom ha scelto di prenotare giornalmente le capacità di pompaggio del Yamal-Europe, che transita Bielorussia ed Europa centrale.

Gli occhi sono subito caduti su Mosca. Tant’è che il portavoce del Cremlino si è affrettato a smentire nessi con le tensioni che da settimane si stanno registrando tra Russia ed Europa, sia per il rinvio burocratico all’entrata in funzione del nuovo gasdotto Nord Stream 2, sia per lo scontro politico al confine bielorusso. “Questa è una situazione assolutamente commerciale”, ha detto Dmitry Peskov. “La domanda sulle ragioni particolari dovrebbe essere rivolta direttamente a Gazprom. Non c’è alcun legame in questo caso, è una situazione assolutamente commerciale”.

Nei giorni scorsi diversi analisti e politici, a partire dal “ministro” degli Esteri della Commissione Ue Josep Borrell, avevano accusato il Cremlino di giocare sporco con l’Europa, speculando sul prezzo attraverso la riduzione delle forniture per fare indebite pressioni politiche su alcuni motivi di attrito: uno su tutti, l’entrata in funzione del raddoppio del Nord Stream 2, il gasdotto che dalla Russia arriva in Germania aggirando l’Ucraina con cui Mosca è in conflitto. Circa un mese fa l’agenzia federale delle reti della Repubblica federale tedesca ha sospeso temporaneamente la procedura di approvazione per una questione meramente burocratica.

Un imprevisto che ha rimandato l’entrata in funzione dell’infrastruttura osteggiata dagli Stati Uniti alla fine del prossimo trimestre, se tutto va bene. Più recentemente, ad alimentare le preoccupazioni russe è stata anche la neoministra degli Esteri tedesca Annalena Baerbock affermando che l’infrastruttura russo-tedesca non può essere approvata “allo stato attuale” dalla Germania perché “non soddisfa i requisiti del diritto dell’Ue in materia di energia e permangono questioni di sicurezza”.

Le parole della leader dei Verdi hanno quindi ufficializzato un dato: il gasdotto non entrerà in funzione prima della fine di questo inverno, durante il quale l’Europa, già a corto di gas, dovrà farsi bastare gli approvvigionamenti che arriveranno da Russia in primis (che rifornisce il 40% del gas europeo) e dagli altri suoi fornitori. Al 4 dicembre il 23,4% del gas iniettato nell’attuale stagione termica negli impianti di stoccaggio sotterranei (Ugs) europei era già stato prelevato.

Al momento però Bruxellles non vede manomissioni di mercato operate dal monopolista russo: “Abbiamo chiesto a tutte le principali società energetiche dell’Ue e in particolare a Gazprom delle informazioni per capire se ci sono delle scorrettezze nei mercati dell’energia, è ancora troppo presto per arrivare a qualsiasi tipo di conclusione in merito, le informazioni chieste stanno arrivando e siamo in fase di analisi”, ha indicato la vice presidente della Commissione Ue, Margrethe Vestager, rispondendo a una domanda sulla richiesta della Polonia di un’indagine Ue per verificare eventuali manipolazioni sul mercato dell’energia da parte di Gazprom.

Tuttavia nei giorni scorsi più volte il presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko, stretto alleato di Vladimir Putin, ha ripetutamente minacciato di bloccare le importazioni di gas verso l’Europa come rappresaglia alle sanzioni imposte dall’Ue per la crisi dei migranti al confine della Polonia. Uscite che hanno innescato altre fiammate del prezzo del gas, ormai diventate all’ordine del giorno alla prima frizione diplomatica o politica.

Non solo: a far schizzare il prezzo degli approvvigionamenti energetici in Europa è stato anche l’annuncio nei giorni scorsi di Electricite de France di fermare i quattro reattori che rappresentano il 10% della capacità nucleare della Francia. Circa il 30% della capacità nucleare francese sarà inattivo dall’inizio di gennaio, lasciando il mercato dell’energia in balia delle condizioni meteorologiche. Martedì la produzione eolica tedesca è scesa fino a 2.277 megawatt, il livello più basso dal 16 novembre, riporta ancora Bbg. La Germania sta inoltre abbandonando il nucleare e dovrebbe chiudere il 50% dei suoi reattori prima della fine dell’anno.

La crisi energetica, evidenzia Bloomberg, ha indotto Nyrstar di Trafigura a sospendere la produzione della sua fonderia di zinco in Francia nella prima settimana di gennaio a causa dell’aumento dei prezzi dell’elettricità. Il produttore norvegese di fertilizzanti Yara International, continuerà a monitorare la situazione ed eventualmente ridurrà la produzione se necessario.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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