La Russia emana sanzioni contro gli Usa, ma Putin non chiude al dialogo

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AGI - La Russia ha risposto all'ultimo round di sanzioni varate dagli Stati Uniti considerate "atti ostili", ma continua a ritenere "positiva" la proposta americana di tenere un vertice, in un Paese terzo, tra i presidenti Vladimir Putin e Joe Biden. 

Ad annunciare le contro-sanzioni russe è stato il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov: Mosca ha chiesto a 10 diplomatici Usa di lasciare il Paese e, con una mossa inusuale, ha "consigliato" all'ambasciatore americano, John Sullivan, di rientrare a Washington per consultazioni "serie e dettagliate"; ha sanzionato otto alti funzionari statunitensi, tra cui i numeri uno di Cia e Fbi, a cui non sarà permesso di entrare nel Paese e metterà fine alle attività di fondazioni e Ong finanziate dagli Usa, ritenute un'"interferenza negli affari interni" della Russia. 

La mossa arriva all'indomani dell'annuncio dell'amministrazione Biden di una serie di misure punitive contro la Federazione per la presunta interferenza nelle elezioni dell'anno scorso, le attività di hackeraggio e l'aggressione contro Ucraina e Crimea. Tutte accuse puntualmente respinte dal Cremlino. 

Tra le altre cose, le nuove sanzioni Usa intaccano la possibilità della Russia di finanziarsi sui mercati internazionali, perché impongono il divieto alle istituzioni americane di trattare direttamente titoli di Stato del debito russo. 

Lavrov ha, però, di fatto ammesso lo scarso potere della Russia di influenzare l'economia americana anche se ha ammonito che Mosca si riserva di prendere "misure dolorose" per il business americano e di tagliare da 450 a 300 il numero di diplomatici statunitensi sul suo territorio. 

In un'ulteriore dimostrazione di forza, nello stesso giorno delle contro-sanzioni, Mosca minaccia anche di bollare come "estremiste" le organizzazioni dell'oppositore Aleksei Navalny e chiude parti del Mar Nero a navi ufficiali e militari straniere. La zona è teatro dell'ultima escalation con Kiev e la comunità internazionale e proprio oggi il presidente francese, Emmanuel Macron, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, e il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, hanno avuto una videoconferenza in cui si detti "preoccupati per il rafforzamento della militarizzazione russa al confine ucraino e nella Crimea annessa illegalmente". 

Nonostante l'escalation diplomatica, però, Vladimir Putin non rinuncia alla possibilità di sedersi da pari al tavolo con Biden nel summit bilaterale proposto dal presidente americano in un Paese terzo. Sia il Cremlino che il ministero degli Esteri hanno detto che valutano in modo "positivo" la proposta e si stanno studiando i dettagli. Intanto Helsinki si è proposta di ospitare il faccia a faccia.