La Russia guarda a Cina e Africa per cercare nuovi partner contro le sanzioni

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AGI - Con l'invasione dell'Ucraina che l'ha ormai relegata a paria economico e politico tra i Paesi occidentali, la Russia accelera il suo 'pivot' verso la Cina, già avviato dopo le sanzioni del 2014 per l'annessione della Crimea, e capitalizza l'ampliamento della sua influenza in Africa portata avanti negli ultimi anni rilanciando i legami con il Continente nero che erano dell'Urss.

La recente agenda del capo della diplomazia di Mosca, Serghei Lavrov - che oggi ha ricevuto a Mosca l'omologo eritreo, Osman Saleh Mohammed - parla chiaro. Il 30 marzo, nella sua prima visita all'estero dall'inizio dell'"operazione speciale militare" in Ucraina, si è recato in Cina dove ha incontrato l'omologo, Wang Yi. Lì, ha invocato un "ordine mondiale multipolare, giusto e democratico" perseguito sia da Mosca che Pechino.

La Russia sta cercando alleati per attenuare l'impatto delle sanzioni economiche imposte da Usa e Ue, in risposta alla guerra in Ucraina e prova a fare leva su chi condivide una posizione di conflittualità con Washington. In questa ottica, Pechino è l'alleato numero uno, su cui fa affidamento Mosca non solo dal punto di vista politico, ma anche commerciale. La Cina ha cercato di rimanere neutrale sul conflitto, chiedendo una soluzione pacifica, ma non ha mai condannato l'invasione russa e ha criticato le sanzioni occidentali.

I rapporti Russia-Cina e Russia-Ue

L'interscambio tra Russia e Cina è aumentato nel primo trimestre dell'anno del 28% rispetto al 2021, secondo i dati doganali cinesi. La Repubblica popolare ha rappresentato circa il 18% del commercio complessivo della Russia nel 2021, quasi 147 miliardi di dollari. Durante la visita del presidente Vladimir Putin a Pechino, a febbraio per le Olimpiadi invernali, i due Paesi hanno affermato che avrebbero aumentato il commercio fino a 250 miliardi di dollari entro il 2024.

Tuttavia, come blocco, l'Ue rimane di gran lunga il principale partner commerciale della Russia: nel 2021, l'interscambio valeva quasi il doppio di quello cinese con la Russia. La Cina è uno dei maggiori mercati per petrolio, gas e carbone russi ma anche qui è ancora l'Ue il più importante mercato di sbocco dell'export energetico della Federazione.

A lungo termine, Pechino potrebbe necessitare di un aumento delle importazioni di gas russo per ridurre la sua dipendenza dal carbone al fine di raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas serra. Appena una settimana prima dell'invasione dell'Ucraina, ricorda la Bbc, Cina e Russia hanno concordato un nuovo accordo sul carbone del valore di oltre 20 miliardi di dollari.

Putin ha anche svelato nuovi accordi per petrolio e gas con la Cina per un valore stimato di 117,5 miliardi di dollari. I due partner puntano a costruire un nuovo gasdotto, il Power of Siberia 2. Quello già esistente è entrato in funzione nel 2019, con un contratto di 30 anni del valore di oltre 400 miliardi di dollari.

L'interesse per l'Africa

L'altro polo a cui guarda Mosca per uscire dall'isolamento è l'Africa. Negli ultimi anni, la Russia ha utilizzato gli storici legami dell'Urss col Continente per espandere le sue relazioni politiche, economiche e, soprattutto, militari con le nazioni africane, ingaggiando un'aggressiva campagna per aumentare la propria influenza nel Continente, fatta di forniture di armi, invio di mercenari, attività congiunte in campo minerario, programmi di addestramento di personale militare e formazione di tecnici nel settore energetico.

Proprio oggi, l'inviato del Cremlino per l'Africa e il Medio Oriente, Mikhail Bogdanov, ha annunciato che le compagnie petrolifere e del gas russe sono pronte ad "aumentare la loro cooperazione con l'Africa". "Abbiamo ottimi rapporti con quasi tutti gli Stati del Continente", ha detto a Interfax, "con l'Algeria, ad esempio, con l'Angola, la Repubblica del Congo, il Mozambico. Con l'Egitto è stata costruita una partnership molto produttiva".

President #Putin sent a message of greetings to President of the Republic of South Africa @CyrilRamaphosa on Freedom Day.

✉️ I am confident that through joint efforts we will further advance mutually beneficial Russian-South African ties.

https://t.co/UIjcJcVYPV pic.twitter.com/TIiox4WZg5

— MFA Russia (@mfa_russia) April 27, 2022

Sull'Africa punta anche l'Europa per diversificare le proprie forniture energetiche e affrancarsi dalla dipendenza da Mosca che cercherà in ogni modo di ostacolarne i piani. Bogdanov ha messo in guardia l'Ue: "Ci vorranno anni per sostituire le forniture di gas russo con quello africano".

Intanto, Mosca capitalizza le sue politiche in Africa con l'appoggio più o meno diretto di numerose nazioni del Continente che tacciono sull'invasione russa dell'Ucraina e in sede Onu non sostengono iniziative occidentali contro la Federazione.

Il 2 marzo, all'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, è stata votata una risoluzione per il ritiro delle truppe russe dall'Ucraina "immediatamente, completamente e incondizionatamente": 28 dei 54 Paesi africani si sono schierati con Kiev, mentre il resto, tranne l'Eritrea che ha votato contro, si è astenuto o non si è presentato al voto.

Proprio il ministro degli Esteri eritreo, Saleh, ha denunciato da Mosca che all'interno del continente africano, il Corno d'Africa sarà uno dei più colpiti dalle conseguenze del conflitto in Ucraina, per il quale ha incolpato gli Stati Uniti.

In un altro appuntamento all'Onu, il 7 aprile, i legami dell'Africa con Mosca sono diventati plastici: se avesse votato solo l'Africa, non sarebbe passata la mozione che ha sospeso la Russia dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite: su 54 Paesi africani, 44 hanno votato o contro la sospensione, o non hanno partecipato, o si sono astenuti.

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