La Sapienza, occupata la facoltà di Scienze Politiche: si chiedono le dimissioni della rettrice

studenti occupano La Sapienza
studenti occupano La Sapienza

Sono ore difficili queste per l’università La Sapienza di Roma. Qui la facoltà di Scienze Politiche è stata occupata da moltissimi studenti. Si tratta questa di una risposta chiara e inequivocabile ai violenti scontri perpetrati tra gli stessi studenti e le Forze dell’ordine. Le richieste fatte da parte del movimento degli studenti “Cambiare rotta” non hanno bisogno di ulteriori interpretazioni: dimissioni della rettrice Antonella Polimeni e la garanzia che le forze di polizia non entrino più in università.

Studenti occupano La Sapienza. La nota del dipartimento di Scienze Politiche

Il dipartimento di Scienze Politiche dell’Università La Sapienza, in una nota, ha condannato l’uso della forza nelle situazioni di conflitto nelle quali sono coinvolti gli studenti:

“In riferimento a quanto accaduto martedì 25 ottobre nel cortile della Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione, il Consiglio di Dipartimento di Scienze Politiche, nel ribadire che l’Università è il luogo del confronto, del pluralismo e della libertà di espressione e che continuerà a garantire il diritto di tutti ad esprimere le proprie idee, condanna l’uso della forza per la risoluzione di conflittualità che vedano coinvolti gli studenti. Ribadisce che l’utilizzo della forza pubblica all’interno dell’Università deve essere riservato a situazioni eccezionali e richiede la massima responsabilità nella gestione dell’ordine pubblico all’interno dell’Ateneo. Auspica per il futuro che si riescano a trovare forme di mediazione e conciliazione, che valorizzino lo strumento del dialogo come forma di risoluzione dei conflitti”.

“I fatti della Sapienza sono un segnale allarmante”

Nel frattempo anche la FLC CGIL si è espressa con dure parole circa quanto è successo nell’ateneo della Capitale: “I fatti della Sapienza, con l’entrata della polizia nell’Università e le violenze nei confronti delle studentesse e degli studenti che protestavano, sono un segnale allarmante. Una repressione violenta che non avremmo voluto vedere e che temiamo si possa ripetere nei confronti delle ragazze e dei ragazzi che ricominciano a manifestare il proprio disagio occupando gli edifici scolastici”.