La scelta di Francesco di stare dalla parte dei poveri

"L'umanità oggi affronta un cambiamento epocale caratterizzato da paura, xenofobia e razzismo". Davanti ad esso,  "i Movimenti Popolari possono rappresentare una fonte di energia morale, per rivitalizzare le nostre democrazie”. Infatti, in una società globale ferita da un'economia sempre più lontana dall'etica, queste realtà sociali possono agire come antidoto contro i populismi e la 'politica spettacolo', poiché introducono un senso di partecipazione dei cittadini con una coscienza più positiva dell'altro. Questa è la conseguenza della promozione di una 'forza del noi' che si oppone alla 'cultura dell'io'".

Lo scrive Papa Francesco nella prefazione a un libro della LEV, curato dal vicepresidente del dicastero per l'America Latina Guzman Carriquiri Lecour, che raccoglie cinque anni di riflessione sul lavoro di migliaia di associazioni che, come "leva di trasformazione sociale", lottano per un modello di sviluppo giusto e inclusivo". Si tratta di quella chiesa ospedale da campo che, secondo Francesco, deve accompagnare il cammino dei popoli verso la giustizia sociale, senza pretendere di guidarlo. Ma anche tenendo sempre presente che la direzione di fondo di questo cammino è la condivisione delle istanze di liberazione dei popoli più poveri e dimenticati del mondo.  

L'opzione preferenziale per i poveri che deriva dall'esperienza delle comunità di base dell'America Latina è stata riproposta da Papa Francesco proprio all'Angelus di domenica scorsa. "Si tratta di non vivere in maniera ipocrita, ma di essere disposti a pagare il prezzo di scelte coerenti col Vangelo. È buono dirsi cristiani, ma occorre soprattutto essere cristiani nelle situazioni concrete, testimoniando il Vangelo che è essenzialmente amore per Dio e per i fratelli", ha spiegato Papa Francesco nella sua breve catechesi domenicale.

Il Papa ha commentato le parole di Gesù nel Vangelo "Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!", che, ha detto, "hanno lo scopo di aiutare i discepoli ad abbandonare ogni atteggiamento di pigrizia, di apatia, di indifferenza e di chiusura per accogliere il fuoco dell'amore di Dio; quell'amore che, come ricorda San Paolo, 'è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo'".



Ogni forma di particolarismo è contro il Vangelo

Il mandato evangelico è dunque "portare sulla terra il fuoco dell'amore del Padre", che è "senza limiti, universale", come si è visto fin dai primi tempi del Cristianesimo: "la testimonianza del Vangelo - ha ricordato infatti Francesco - si è propagata come un incendio benefico superando ogni divisione fra individui, categorie sociali, popoli e nazioni. Essa brucia ogni forma di particolarismo e mantiene la carità aperta a tutti, con un'unica preferenza: quella per i più poveri e gli esclusi".

"L'adesione al fuoco dell'amore che Gesù ha portato sulla terra avvolge - ha detto ancora Francesco alla folla di piazza San Pietro - l'intera nostra esistenza e richiede anche una disponibilità a servire il prossimo. Penso con ammirazione a tante comunità e gruppi di giovani che, anche durante l'estate, si dedicano a questo servizio in favore di ammalati, poveri, persone con disabilità. Per vivere secondo lo spirito del Vangelo occorre che, di fronte ai sempre nuovi bisogni che si profilano nel mondo, ci siano discepoli di Cristo che sappiano rispondere con nuove iniziative di carità. Così il Vangelo si manifesta davvero come il fuoco che salva, che cambia il mondo a partire dal cambiamento del cuore di ciascuno".

In questo contesto il Pontefice ha citato un brano del Vangelo che, "di primo acchito può sconcertare: 'Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione'". "Gesù - ha spiegato - è venuto a 'separare col fuoco' il bene dal male, il giusto dall'ingiusto. In questo senso è venuto a 'dividere', a mettere in 'crisi' – ma in modo salutare – la vita dei suoi discepoli, spezzando le facili illusioni di quanti credono di poter coniugare vita cristiana e compromessi di ogni genere, pratiche religiose e atteggiamenti contro il prossimo". "Maria Santissima - ha concluso infine il Papa - ci aiuti a lasciarci purificare il cuore dal fuoco portato da Gesù, per propagarlo con la nostra vita, mediante scelte decise e coraggiose".



L'opzione preferenziale per i poveri

L'espressione “scelta preferenziale per i poveri” è diventata patrimonio dell'intera Chiesa Cattolica ma è nata in America Latina, un continente profondamente segnato da una presenza massiccia dei poveri, ma soprattutto dall'emergere della loro coscienza sulla scena continentale mentre imperversavano in America Latina numerose dittature che ricorrevano a metodi repressivi nei confronti dei movimenti popolari e in cui si installavano imprese multinazionali i cui interessi sono stati (e sono) tutelati spesso con attività eversive e illegali dall'imperialismo USA. Il primo a evocarla indirettamente nel Radiomessaggio dell'11 settembre 1962 è stato Giovanni XXIII che aveva dichiarato: "la Chiesa si presenta quale è e vuole essere, come la Chiesa di tutti, e particolarmente la Chiesa dei poveri". Il Concilio parla poco della povertà, appena menzionata nella costituzione pastorale Gaudium et spes ma un gruppo informale di lavoro, composto da una quarantina di Padri conciliari e animato dall'arcivescovo brasiliano dom Helder Câmara (nella foto), diffonderà alla fine del Concilio un testo importante, di grande vigore, sull'impegno della Chiesa al servizio dei poveri, noto come "Patto delle catacombe" in quanto firmato al termine di una celebrazione eucaristica nelle catacombe di Domitilla, a Roma, il 16 novembre 1965.

A questo documento ha fatto riferimento Papa Francesco all'inizio del suo Pontificato quando ha confidato ai giornalisti, nel suo primo incontro con loro in Aula Nervi, "Quanto vorrei una Chiesa povera e per i poveri". L'opzione preferenziale per i poveri è stata pienamente integrata nella dottrina sociale della Chiesa da Paolo VI nella Popolorum Progressio e confermata da Giovanni Paolo II. Essa proviene dall'America Latina, in primo luogo dalla corrente della teologia della liberazione, ma anche dalle riflessioni sviluppate dai vescovi in due dei periodici incontri della CELAM (Conferenza episcopale dell'America Latina e dei Caraibi). Nella Conferenza di Medellín (1968) si è inteso mirare a una "distribuzione degli sforzi e del personale apostolico che dia preferenza effettiva ai settori più poveri e bisognosi". Ma sarà a Puebla (1979) che l'espressione 'opzione preferenziale per i poveri' verrà direttamente utilizzata.