La scienza condanna Trump

Giulia Belardelli
·Giornalista, HuffPost
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“Morire in un vuoto di leadership”. Dal New England Journal of Medicine l’editoriale più duro contro Donald Trump (Photo: HPOST39)
“Morire in un vuoto di leadership”. Dal New England Journal of Medicine l’editoriale più duro contro Donald Trump (Photo: HPOST39)

Mai, nel corso dei suoi 208 anni di storia, il New England Journal of Medicine, una delle riviste mediche più prestigiose del mondo, aveva ‘sporcato’ le sue pagine con la politica. Il fatto che abbia deciso di farlo ora, arrivando a chiedere agli americani di cacciare dalla Casa Bianca chi li sta facendo “Morire in un vuoto di leadership”, rappresenta una pietra miliare nei rapporti tra scienza e politica, ma anche un punto di svolta nel ruolo e nelle responsabilità degli scienziati in tempi di pandemia. Perché il successo di teorie antiscientifiche e negazioniste è anche un loro fallimento.

La crisi del coronavirus ha spinto molte personalità scientifiche a esporsi in modi inediti, mettendo in soffitta l’immagine dello scienziato chiuso nel suo laboratorio e poco incline alla comunicazione col mondo esterno. Lo stesso discorso vale per le grandi pubblicazioni scientifiche, tipicamente concentrate sull’ultima scoperta, con un linguaggio inaccessibile ai non addetti al lavoro. L’epidemia di Covid-19 ha sconvolto anche questo, come mostra l’editoriale pubblicato mercoledì dal New England Journal of Medicine: uno degli attacchi più duri alla leadership di Donald Trump che siano mai stati scritti.

Nel testo il nome del presidente non compare mai, ma i riferimenti alle sue azioni e ai suoi atteggiamenti sono chiari e taglienti come lame. “Quando si è trattato di rispondere alla più grande crisi di salute pubblica del nostro tempo, i nostri attuali leader politici hanno dimostrato di essere pericolosamente incompetenti. Non dovremmo incoraggiarli e permettere la morte di altre migliaia di americani consentendogli di restare al loro posto”.

Gli autori demoliscono ogni fase della gestione della pandemia negli Stati Uniti, in testa al mondo per numero di casi e decessi di Covid-19 confermati. Il Paese ha registrato oltre 7,3 milioni di infezioni e più di 208.000 morti, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità.

“La risposta dei leader americani è stata costantemente inadeguata”, scrivono gli autori. “Il governo federale ha in gran parte abbandonato il controllo della malattia agli Stati. I governatori hanno variato nelle loro risposte, non tanto per partito quanto per competenza. Ma qualunque sia la loro competenza, i governatori non hanno gli strumenti che Washington controlla”.

L’editoriale è l’ultima condanna dell’amministrazione Trump da una rispettata pubblicazione scientifica. Il mese scorso Scientific American ha espresso un endorsement per Joe Biden alla presidenza, rompendo una tradizione lunga 175 anni: mai, prima d’allora, si era espressa a favore di questo o quel candidato. All’inizio di questa settimana la rivista Science, altro peso massimo della scienza messa in parole, ha passato in rassegna tutti i dubbi sulla terapia anti-Covid a cui sarebbe stato sottoposto il presidente Trump, dagli anticorpi chiamati col nome sbagliato e somministrati in dosi più alte del consueto fino ai potenziali effetti psichiatrici del cortisonico desametasone, passando per la modesta efficacia dell’antivirale Remdesevir e l’assenza della discussa idrossiclorochina.

Quello del New England Journal of Medicine, però, è un atto d’accusa in piena regola. “Covid-19 ha creato una crisi in tutto il mondo. Questa crisi ha prodotto una prova di leadership. Senza buone opzioni per combattere un nuovo patogeno, i Paesi sono stati costretti a fare scelte difficili su come rispondere. Qui negli Stati Uniti, i nostri leader hanno fallito quel test. Hanno preso una crisi e l’hanno trasformata in una tragedia”.

L’editoriale indica i primi errori come la carenza di test e la mancanza di dispositivi di protezione individuale per gli operatori sanitari, ma aggiunge che il Paese continua a non essere all’altezza della sfida. “Mentre il numero assoluto di test è aumentato in modo sostanziale, la metrica più utile è il numero di test eseguiti per persona infetta, un tasso che ci colloca molto in basso nell’elenco internazionale, al di sotto di luoghi come Kazakistan, Zimbabwe ed Etiopia, Paesi che non possono vantare l’infrastruttura biomedica o la capacità di produzione che abbiamo”.

“Le nostre regole sul distanziamento sociale in molti luoghi sono state nella migliore delle ipotesi apatiche, con l’allentamento delle restrizioni molto prima che fosse raggiunto un adeguato controllo della malattia. E in gran parte del Paese – proseguono gli autori - le persone semplicemente non indossano le mascherine, in gran parte perché i nostri leader hanno dichiarato apertamente che le mascherine sono strumenti politici piuttosto che efficaci misure di controllo delle infezioni. Il governo ha opportunamente investito molto nello sviluppo di vaccini, ma la sua retorica ha politicizzato il processo di sviluppo e ha portato a una crescente sfiducia nell’opinione pubblica”.

“Più di 200.000 americani sono morti”, ricorda il New England. “Alcuni decessi per Covid-19 erano inevitabili. Ma, sebbene sia impossibile proiettare il numero preciso di vite perse a causa di politiche governative deboli e inadeguate, è almeno nell’ordine delle decine di migliaia di una pandemia che ha già ucciso più americani di qualsiasi conflitto dalla Seconda guerra mondiale”. L’editoriale si conclude con l’auspicio che ai responsabili di tale sfacelo non sia consentito di proseguire il proprio lavoro. Tiratelo fuori di lì, è l’appello unanime di una comunità che molto dovrà fare per ricucire un rapporto di fiducia con le persone comuni. Una scienza meno elitista e più umile, il futuro passa anche di lì.

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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.