La Scozia vuole un nuovo referendum per l'indipendenza. Ma BoJo dice no

Cecilia Scaldaferri

Brexit ma anche nuovi investimenti per decine di miliardi di sterline nel campo della sanità nazionale e fondi per infrastrutture e servizi sociali insieme a pene detentive più lunghe per i terroristi. L'atteso discorso della regina Elisabetta II alla Camera dei Lord è stato incentrato su questi temi. Una lista delle priorità del nuovo governo conservatore di Boris Johnson che del testo programmatico è l'autore.

Forte della vittoria schiacciante della settimana scorsa, il leader dei Tory ha messo nuovamente in chiaro, tramite la monarca, che "la priorità del governo è portare a compimento l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea il 31 gennaio". Per questo è stata annunciata per domani la presentazione di "una legge per garantire l'uscita in tale data e per sfruttare al massimo le opportunità che ciò offrirà a tutto il popolo".

Quanto prima Londra, inoltre, cercherà di costruire "relazioni future con l'Ue sulla base di un accordo di libero scambio a beneficio dell'intero Regno Unito. Inoltre, si inizieranno i negoziati commerciali con altre importanti economie globali".

Il secondo punto all'ordine del giorno è stato il sistema sanitario nazionale al quale andranno - secondo le promesse - 33,9 miliardi di sterline in più nel biennio 2023-24; un impegno che verrà messo nero su bianco in una legge, insieme a un'iniezione di nuovo personale, tra cui 50 mila infermiere. Nel "programma ambizioso di riforme interne" (che risponda alle "priorita' delle persone") rientra un nuovo sistema di visti a punti sul modello di quello australiano per attrarre lavoratori specializzati e la fine della libera circolazione per i cittadini Ue che saranno sottoposti agli stessi controlli degli altri.

Ma anche, investimenti nei servizi pubblici e nelle infrastrutture mantenendo il debito sotto controllo e pene più severe per i condannati per reati sessuali e terrorismo, minimo 14 anni nei casi più gravi. Tra le novità, alla luce del recente attacco a London Bridge costato la vita a due giovani, anche la cancellazione del rilascio automatico di un detenuto dopo aver scontato meta' della condanna.

Mentre a Londra i parlamentari attendevano di conoscere il programma del nuovo governo, la premier scozzese Nicola Sturgeon ha annunciato di aver scritto al premier britannico Boris Johnson per chiedere un secondo referendum sull'indipendenza della regione settentrionale. "La Scozia ha fatto capire chiaramente la scorsa settimana che non vuole che un governo Tory guidato da Boris Johnson ci porti fuori dall'Ue", ha sottolineato Sturgeon, forte dello straordinario risultato alle elezioni della scorsa settimana (il Partito nazionalista scozzese ha conquistato 47 seggi su 59). Immediata la risposta da Londra, che ha opposto un netto rifiuto, sostenendo che "un secondo referendum sull'indipendenza il prossimo anno sarebbe una distrazione dannosa".