"La serie tv che sarebbe piaciuta molto a mio padre, Bruce Lee"

gabriele fazio

Lo scorso 15 luglio anche in Italia è sbarcata “Warrior”, una serie tv che racconta la storia del maestro d'arti marziali Ah Sahm, emigrante dalla Cina nella San Francisco delle guerre Tong del 1870 in cerca della sorella. Ottima accoglienza, ottime recensioni, ma soprattutto ottima l'idea che altro non è che il sogno che gli Stati Uniti degli anni '70 hanno negato a Bruce Lee. Era il 1971 infatti quando la leggenda delle arti marziali era all'apice del suo successo a Hollywood e “Warrior” era solo una delle tante idee che Lee voleva realizzare, ma quando la portava sul tavolo degli studi cinematografici dell'epoca la risposta era sempre la stessa: l'America non è ancora pronta a guardare sul grande schermo un eroe asiatico.

Tant'è che solo un anno dopo la Warner Bros produsse “Kung Fu”, storia molto diversa ma ambientazione simile: un monaco Shaolin immerso in una ambientazione west, ma per interpretare il monaco venne ingaggiato David Carradine, un bianco. Pare che Bruce Lee ne rimase fortemente colpito, tanto da rifugiarsi a Hong Kong dove realizzò i suoi ultimi tre film che lo consegnarono definitivamente alla leggenda prima che nel luglio del '73 un edema cerebrale lo portasse via; aveva appena 32 anni.

A raccontare questa storia a The Guardian la figlia Shannon Lee, che di “Warrior” risulta essere uno dei produttori esecutivi, “Alla fine del 2000 – dice - ho accettato di occuparmi dell'eredità di mio padre e lei mi ha inviato le sue cose a Los Angeles. C'erano scatole e scatole di scrittura. Mentre le spulciavo mi sono imbattuta nel trattamento di The Warrior. Una rivelazione: “Wow, esiste davvero!”, ho pensato”. Ma a quel tempo non si sentiva ancora pronta ad affrontare una simile sfida, così il copione viene messo da parte finché non squilla il telefono e dall'altra parte della cornetta c'è Justin Lin, regista di “Fast And Furious” che chiede: “Volevo solo farti una domanda: ho sempre sentito di questa storia di tuo padre che aveva un'idea per uno show televisivo, hai idea di cosa sia successo?”, lei ride, risponde che lo aveva proprio tra le mani e così l'avventura di “Warrior” prende vita, trasformando quell'idea in una serie tv di dieci episodi.

Un'idea che, sempre secondo Shannon Lee, avrebbe entusiasmato suo padre: “Non solo hanno corretto l'originale e hanno scelto un vero asiatico nel ruolo principale, ma hanno anche creato questo mondo complesso, dinamico, divertente, interessante e sexy. Il trattamento originale di mio padre era molto moderno e questo lo rispecchia davvero. È fedele al suo spirito”. La serie infatti ha subito ricevuto pareri molto positivi ed è già stata commissionata una seconda stagione.