La "Settimana della Rabbia" in Libano colpisce le banche. Correntisti in rivolta per il tetto ai prelievi

Giulia Belardelli

Cresce la rabbia dei libanesi, che oggi – come nei giorni scorsi – sono tornati in piazza a Beirut e in altre città del Paese per quella che hanno definito la “Settimana della Rabbia”. Una rabbia che si rivolge ai leader politico-confessionali che faticano ad accordarsi per dare un governo al Paese, mentre la crisi economica si fa sempre più grave e le banche hanno imposto restrizioni sui prelievi di dollari.

Le proteste sono iniziate più di tre mesi fa. Dopo un breve periodo di quiete, i manifestanti sono tornati in strada: protestano contro il peggioramento della crisi economica, che rischia di portare a uno spegnimento di internet, e puntano il dito contro la leadership settaria e le violazioni dei diritti umani. Le forze dell’ordine hanno risposto con gas lacrimogeni e decine di arresti.

 

 

Oggi la capitale e altre città sono in parte paralizzate da blocchi stradali di attivisti anti-governativi, che proseguono le proteste scoppiate a metà ottobre per il carovita e la corruzione. Diverse strade principali sono bloccate da stamani a Beirut e alcune scuole sono rimaste chiuse. Tratti di autostrada che collegano il sud e il nord del Paese sono stati interrotti. Così come sono bloccate le strade a Tripoli, nel nord, e alcuni tratti dell’autostrada che attraverso la valle orientale della Bekaa, porta verso la Siria.

Il premier incaricato Hassan Diab, espressione della coalizione di partiti guidati dagli Hezbollah filo-iraniani, continua le consultazioni per la formazione del nuovo governo che – secondo le anticipazioni – dovrebbe essere composto da una squadra di 18 tecnici. Secondo i media libanesi, l’annuncio della...

Continua a leggere su HuffPost