La "settimana d'inferno". Come si diventa Navy Seals

Massimo Basile

Sono l'élite dell'esercito, i super soldati impiegati nelle guerra non convenzionale, i raid anti-terrorismo e la sicurezza interna. I Navy Seals, acronimo che sta per Sea, Air e Land (mare, aria e terra), sono comunemente note come le forze speciali americane. Impiegati per la prima volta durante la Seconda guerra mondiale, in missioni di sabotaggio sott'acqua e sminamento marittimo, i Navy Seals hanno costruito il loro mito con lo sbarco in Normandia del giugno 1944 e durante la guerra in Corea. Ma fu sotto la presidenza di un democratico, John Fitzgerald Kennedy, che la marina militare propose la nascita di un reparto di forze speciali che non riguardassero solo il mare.

I primi appartenenti ai Seals furono veterani della guerra in Corea, già in possesso delle capacità fisiche e militari per operazioni ad alto rischio, i quali però si sottoposero a un ulteriore corso di duro addestramento nelle accademie di Coronado, in California, e Little Creek, nel Delaware. Il primo impiego fu in Vietnam, altro capitolo che alimentò il mito dei super soldati americani, fornendo spunti all'industria del cinema di Hollywood.

Negli anni '80 venne creato il Team 6, per operazioni di massima segretezza incentrato sull antiterrorismo navale. Il discusso fondatore del team, Richard Marcinko, venne poi allontanato, nel 1983, per via di accuse di frodi finanziarie ai danni della Marina. Poi è nato anche il Team 7, il cui comando negli ultimi anni era stato assegnato a Edward Gallagher, fino alle accuse di omicidio e vilipendio di cadaveri. Tutte le squadre, con compiti diversi, hanno sempre condotto missioni speciali. Furono i Seals, il 2 maggio 2011, a uccidere in Pakistan il leader di Al-Qaida, Osama bin Laden, e sempre loro, il 27 ottobre 2019, hanno guidato il blitz che ha portato alla morte del leader dell'Isis, Abu Bakr al-Baghdadi.

Un addestramento durissimo

Far parte delle forze speciali è una impresa quasi impossibile. Solo per provare a entrare nella scuola di addestramento bisogna superare test che prevedono 450 metri da coprire, nuotando a rana, in meno di 12 minuti e 30 secondi, 50 piegamenti sulla braccia in due minuti, cinquanta addominali in due minuti, correre due chilometri e mezzo con anfibi e pantaloni lunghi in meno di 10 minuti e 30 secondi, naturalmente da fare tutti di seguito, con brevi pause tra un esercizio e l'altro. L'ottanta per cento degli aspiranti non supera questa prova.

Per chi ce l'ha fatta, comincia l'addestramento vero e proprio, tra i più duri al mondo. Dura sei mesi in cui sono garantiti sofferenza, sangue e sudore: dal restare svegli per 72 ore consecutive a correre fino a 320 chilometri in una settimana (la 'settimana d'inferno'), di cui 150 sulla sabbia, facendo migliaia di piegamenti e addominali, ma anche essere capaci di immersioni rapide, restando a 50 metri di profondità, pronti ad affrontare tutte le emergenze, dal blocco del respiratore alla decompressione forzata, all'ipotermia.

I rischi di incidenti sono talmente alti che ogni squadra viene seguita da medici, pronti a intervenire. L'ultima fase prevede l'addestramento sul campo, dalle tecniche di pattugliamento a quelle di appostamento, raid e sabotaggio. Segue la pratica del paracadutismo in condizioni estreme. Chi arriva alla fine ottiene il riconoscimento ufficiale di Seal e riceve un distintivo speciale, il "Tridente", ma le prove non sono finite: le reclute devono superare tre settimane di addestramento in condizioni di freddo estremo in Alaska. Superata anche questa, vengono inviati al fronte.