La sfida di Erdogan, la Turchia mantiene le frontiere aperte

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato che manterrà la politica delle "porte aperte" per i rifugiati che vogliono lasciare il Paese e recarsi in Grecia, per raggiungere il territorio dell'Unione europea. "Non abbiamo tempo per discutere con la Grecia se la porta è aperta o chiusa", ha detto Erdogan alla stampa, tornando dal suo viaggio a Mosca, dove ieri ha incontrato Vladimir Putin. "Abbiamo aperto le porte. I rifugiati se andranno da soli come possono", ha aggiunto, "non li stiamo espellendo dal Paese". "Queste persone", ha denunciato il presidente turco, "se ne vanno di loro volontà, ma la Grecia le tortura. Da quello che posso vedere ci sono cinque casi in cui hanno ucciso persone. Inoltre, affondano barconi e hanno un atteggiamento brutale".

Il presidente turco  ha parlato ai giornalisti a bordo dell'aereo che lo ha riportato in patria dalla Russia, dove ha incontrato il collega russo Vladimir Putin e siglato una nuova intesa per un cessate il fuoco in Siria. "La nostra priorità - ha detto - era quella di non rovinare le nostre relazioni bilaterali a causa di Idlib. L'accordo e il cessate il fuoco iniziato a mezzanotte sono passi compiuti in questo senso. Grazie a questo la Turchia può proteggere il proprio confine, preparare il terreno a una normalizzazione di Idlib e garantire la sicurezza ai nostri militari e alla popolazione civile", ha aggiunto Erdogan, prima di ribadire che i militari turchi sono pronti a rispondere a eventuali attacchi. "Se ci saranno attacchi o violazioni della tregua da parte del regime di Damasco siamo pronti a reagire. Abbiamo fatto capire in queste ultime settimane che non ci tiriamo indietro, anzi. Il nostro obiettivo è porre fine alla guerra in Siria e accelerare il processo politico in Siria in base alla risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite", ha sottolineato Erdogan.