“La sfida di ogni generazione è far capire il cambiamento, la mia ha fallito”

·6 minuto per la lettura
Ph | Marco Zanta 2020 (Photo: Ph | Marco Zanta 2020)
Ph | Marco Zanta 2020 (Photo: Ph | Marco Zanta 2020)

La parola fallimento sembrerebbe fuori posto nel vocabolario di Riccardo Donadon, fondatore di H-FARM, primo incubatore di start up al mondo nato nel 2005. Eppure, racconta l’imprenditore veneto a Huffpost, anche lui ha dovuto fare i conti se non con il fallimento, con il rischio di vedere qualcosa prima degli altri e di essere quindi in anticipo rispetto ai bisogni del mercato, succede soprattutto nel settore digitale. “Io ho iniziato nel 1994, lavoravo in Benetton, dando vita a Mall Italy Lab, un negozio online, con i primi pagamenti elettronici, ma gli acquisti erano pochissimi”, poi il caso di Infostrada che apre una piattaforma sul web e così “se lo sono comprato loro”. Stessa sorte, sempre fortunata, per E-Tree, con cui Donadon realizzava i primi portali online per le principali aziende italiane. “Ero molto giovane, avevo una trentina d’anni e un bel risultato in tasca, di gran lunga oltre alle mie aspettative”.

La sua fattoria con le persone al centro (quell’H sta per human) è nata proprio da quella considerazione e negli anni da solo luogo incubatore è diventato anche il più grande polo di innovazione d’Europa, con la trasformazione di 51 ettari di campagna trevigiana nel campus inaugurato nel 2018, dove oltre agli sturtuppers ora orbitano quasi duemila studenti all’anno, spalmati su un’offerta formativa che va dall’asilo all’università. “In un paese molto indietro ci devi davvero mettere un impegno sproporzionato rispetto a quello che sarà il risultato”, racconta. “A volte le persone non riescono a dare una giusta lettura di quello che facciamo qui. È una società di consulenza? È una scuola? È una start up? Non si riesce a dare il giusto valore a queste tre cose insieme”. E Donadon non è sorpreso che siano invece i giovani ad aver capito che le tre cose vanno tenute insieme. “È un po’ la sfida di ogni generazione, far capire il cambiamento a quella che l’ha preceduta”, dice, “da ex giovane mi dispiace moltissimo che la mia abbia fallito, ha fatto le cose per sé stessa e si è adagiata sul percorso di chi l’ha preceduta, lasciando le così come stavano”. Ma l’identità dei giovani oggi, spiega Donadon, ”è più globale e trasversale, loro avranno il coraggio di far capire questo valore ai loro genitori e a coloro che li circondano”.

Riccardo Donadon (Photo: H-FARM)
Riccardo Donadon (Photo: H-FARM)

L’impressione dell’imprenditore è che l’Italia sia un paese “in cui è difficile far accadere le cose”. Nel 2012 lui era stato tra i protagonisti della task force voluta dall’allora ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera. “La mia esperienza quando c’è di mezzo lo Stato è che tutto diventa molto farraginoso, tutto troppo burocratico e complicato”. E sulla costruzione del nuovo campus dice: “A noi lo Stato non ci ha aiutato, o meglio lo ha fatto in modo estremamente marginale. L’unico intervento, però non catalogabile come intervento di aiuto, è l’essere stati partecipi del fondo per costruire il campus e hanno chiesto un tasso altissimo. Mi auguro che ci sia una stagione molto più illuminata di coloro che governano che possano e vogliano farsi chiedere aiuto”.

H-FARM (Photo: H-FARM)
H-FARM (Photo: H-FARM)

Quando H-Farm è nata, racconta, lo spirito iniziale è stato quello del giving back. “Ho pensato che era bello creare le condizioni per aiutare altri ragazzi ad avere la stessa fortuna, l’opportunità di raggiungere un risultato simile”. E anche H-Farm, sottolinea Donadon, scontava nel 2005 quello stesso anticipo rispetto al contesto. “L’idea di fare l’incubatore è venuta perché io avevo la percezione, in quel momento molto sbagliata in confronto alla situazione del nostro paese, che tutto stesse per esplodere. In parte era vero e ce lo hanno confermato alcune delle prime iniziative con cui partimmo, che subito ebbero molto successo”. Ma poi l’Italia, come l’Europa, spiega, si è dimostrata molto in ritardo per quello che riguardava innovazione e start up. “Certo, neanche negli Stati Uniti l’evoluzione innovativa è andata liscia, veloce e senza intoppi, ma il valore che lì danno a questi progetti è molto diverso”.

Creare la consapevolezza di questo valore è per Donadon la sfida più difficile e passa per forza dalla porta della formazione. “Avevo capito che investire sulla scuola avrebbe avuto un impatto molto maggiore di quello delle start up. Nelle start up noi abbiamo investito tanto, più di 28 milioni di euro, ne abbiamo fatte nascere tante, più di 100, ma solo un piccolo circolo di persone poteva apprezzare e assorbire quello che facevamo con le start up”. Tra quelle cento creature vale la pena ricordare Depop, fondata in H-Farm nel novembre 2011 e secondo unicorno nella storia italiana, che rende oggi il campus uno degli incubatori più importanti in Europa. La formazione secondo Donadon è un settore “che merita di essere riscritto e affrontato con nuovi contenuti. Per esempio il nostro ultimo progetto èMySchool, la scuola multicanale che utilizza anche sistemi di intelligenza artificiale e realtà aumentata, e speriamo che diventi un domani un’altra start up importante”.

H-FARM (Photo: H-FARM)
H-FARM (Photo: H-FARM)

La formazione per il fondatore di H-Farm è l’unica possibilità per colmare stavolta un ritardo rispetto alle esigenze del mercato del lavoro, perché alcune figure professionali necessarie non ci sono oppure non ricevono una preparazione adeguata. “L’esempio più eclatante è la formazione dei ragazzi che si preparano a essere coders e developers. L’università italiana sforna pochissime persone con queste competenze, quando il mercato europeo ha fame di queste risorse, così come di formazione in blockchain e cybersecurity”. Per questo in H-Farm, assicura Donadon, si cerca di implementare i corsi sulle professioni che verranno. “Non entreremo mai in conflitto con le grandi strutture perché al massimo arriviamo a 1800 studenti, nulla rispetto alla popolazione totale degli studenti in Italia. Cerchiamo però di dare un contributo preparando i giovani su nuovi segmenti del mercato”.

H-Farm è un modello di scuola privata, “dobbiamo far girare un conto economico, non possiamo permetterci di fare diversamente”, chiarisce. “Però stiamo facendo di tutto per raccogliere borse di studio, finanziamenti per le cattedre, attraverso aziende e imprese interessate. Speriamo di partire con tante borse di studio che ci permetteranno di allargare l’accessibilità”. La retta per studiare a H-Farm varia a seconda del corso, dai 7mila euro all’anno dell’asilo ai 17mila all’anno per gli ultimi due anni di superiori. Le lauree triennali di H-Farm College costano invece dai 7 ai 9mila euro e per adesso in tutto ci sono sette vincitori di borse di studio.

H-FARM (Photo: H-FARM)
H-FARM (Photo: H-FARM)

“Sarebbe bello se questo modello venisse clonato e fatto proprio anche dagli altri territori italiani”, dice Donadon. “Noi daremo tutto il contributo che possiamo a chiunque ci chieda di fare qualcosa insieme. Non penso tanto ai centri delle grandi città, quanto alle periferie. Magari il baricentro non è lo stesso ma credo che inglese e digitale siano ormai centrali ovunque. Potrebbero essere luoghi in cui si accendono micce per far succedere tante cose”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli