La sfida di Xi Jinping agli Usa: la Cina ridurrà i dazi e aumenterà gli investimenti

Eugenio Buzzetti
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Il presidente cinese, Xi Jinping, respinge l'idea di un disaccoppiamento economico ed è pronto a siglare accordi di libero scambio con altri Paesi.

Il nuovo messaggio di apertura giunge a pochi giorni dalla firma della Regional Comprehensive Economic Partnership (Rcep), il maxi-accordo commerciale asiatico tra quindici Paesi della regione, tra cui la Cina, ma non gli Stati Uniti: i membri del nuovo blocco compongono circa il 30% dell'economia mondiale e il patto siglato domenica scorsa riguarda 2,2 miliardi di consumatori.

Non cercheremo il disaccoppiamento, nè circoli ristretti chiusi e isolati agli altri”, ha scandito il presidente cinese, in un velato attacco agli Stati Uniti guidati da Donald Trump, nel suo intervento all'apertura del forum Apec. “L'apertura permette a un Paese di andare avanti, mentre la reclusione lo trattiene”, ha proseguito nel suo intervento video al forum che riunisce le economie dell'Asia-Pacifico ospitato dalla Malaysia.

 Xi ha anche promesso di ridurre le tariffe, espandere le importazioni di alta qualità e facilitare il commercio e gli investimenti, grazie al “nuovo modello di sviluppo” abbracciato dagli alti dirigenti del Partito Comunista Cinese, che promuoverà l'innovazione tecnologia e le riforme per dare vitalità al mercato, e che si estenderà fino al 2035.

Il nuovo modello, ha detto Xi, “non è un ciclo domestico chiuso, ma un doppio ciclo interno e internazionale aperto che si rafforza reciprocamente”. Su un piano internazionale, la Cina, inoltre, “continuerà a sostenere fermamente il sistema commerciale multilaterale e parteciperà più attivante alla riforma del sistema di governance economica globale”. 

L'Apec riunisce i Paesi che che si affacciano sull'Oceano Pacifico, e comprende anche i membri della nuova alleanza commerciale. Gli Usa non hanno ancora sciolto i dubbi sulla propria rappresentanza al summit che si apre venerdì: secondo le ultime indiscrezioni, potrebbe intervenire lo stesso presidente Usa, Donald Trump, che non partecipa a un vertice della sigla dal 2017, anno del suo insediamento alla Casa Bianca.

Nonostante il raggiungimento di un accordo di fase 1 sulla disputa commerciale con gli Usa, nuove divergenze tra Pechino e Washington sono emerse su diversi altri piani, a cominciare dalla tecnologia, con alcuni gruppi cinesi, come il colosso delle telecomunicazioni Shenzhen, Huawei, nel mirino degli Stati Uniti per i sospetti di spionaggio informatico. Durante il mandato presidenziale di Trump, le divergenze tra Cina e Stati Uniti hanno riguardato anche la politica estera, i media, i diritti umani e lo stesso ruolo del Partito Comunista Cinese, facendo piombare le relazioni tra le due grandi economie al punto più basso degli ultimi quaranta anni, e Pechino rimane in attesa del nuovo corso che si aprirà con l'arrivo alla Casa Bianca di Joe Biden.