La sfida per succedere a Merkel è ancora aperta

Roberto Brunelli

Niente primarie per decidere il candidato (o la candidata) della Cdu alla cancelleria. Gli oltre mille delegati presenti al congresso dei cristiano-democratici a Lipsia hanno bocciato a maggioranza le relative mozioni, volte a indire un voto per stabilire chi debba correre alla conquista del posto oggi occupato da Angela Merkel, il cui mandato scade nel 2021.

Tra le varie proposte messe ai voti, quelle relative ad un referendum tra gli iscritti oppure l'elezione diretta degli "Spitzenkandidaten" all'elezione per il rinnovo del Bundestag: tutte bocciate. 

Come ricorda lo Spiegel, tradizionalmente è il leader del partito ad avere il diritto di prima scelta alla candidatura per la guida del governo. Ma negli scorsi mesi, si è sviluppato un ampio dibattito all'interno della Cdu sulla necessità di primarie, animato soprattutto dall'associazione giovanile del partito, la Junge Union, e da varie associazioni regionali. Molti avevano interpretato questa battaglia come un vero e proprio affronto nei confronti dell'attuale presidente della Cdu, Annegret Kramp-Karrenbauer, ai vertici del partito da meno di un anno, ma da tempo bersaglio di critiche anche feroci, nonché indebolita da sondaggi in calo e dall'emorragia di voti nelle elezioni di vari Laender.

Critiche bloccate, per ora, grazie all'aut-aut posto venerdì dalla stessa AKK - come viene chiamata - di "dimissioni o sostegno" alla sua linea, avanzato nel suo discorso programmatico all'assise di Lipsia e accolto da una standing ovation di ben 7 minuti che ha messo temporaneamente nel congelatore le rivolta annunciata.

Da parte sua, l'arci-avversario di Kramp-Karrenbauer, l'ex capogruppo al Bundestag Friedrich Merz - pur avendo dichiarato la propria "lealtà" alla leader - ha ribadito oggi che per lui la questione di chi verrà candidato alla cancelleria "rimane comunque aperta".

Non solo. Il congresso ha pure varato una mozione anti-Huawei che evidentemente mette Angela Merkel alle strette: è così che i media tedeschi interpretano la votazione a grande maggioranza di un testo che se da una parte non afferma esplicitamente l'esclusione del colosso cinese dalla costruzione della rete 5G in Germania, dall'altra rischia di rendere molto più stringenti i criteri di ammissione dei vari contendenti alla gara. A grande maggioranza, i mille delegati hanno deciso che il Bundestag debba essere comunque coinvolto nella decisione sulla partecipazione o meno di Huawei alla gara e che la Germania “in ogni caso” deve mantenere la “sovranità tecnologica” sulla rete 5G. Il timore - questo è quel che sostiene la maggior parte dei delegati - è che Huawei potrebbe rivelarsi nientemeno che uno strumento di spionaggio della Cina in Germania.

“Nel caso Huawei alla cancelliera sono state imposte catene strette”, commenta il Tagesspiegel. Ed è questo il dato politico della faccenda. Va notato, peraltro, che il testo anti-Huawei è stato sostenuto anche dalla leader della Cdu, Annegret Kramp-Karrenbauer, e dal segretario generale, Paul Ziemiak. Un pezzo da novanta del partito, Norbert Roettgen, considerato uno degli ispiratori dell'iniziativa, ha detto che “il 5G sarà il sistema nervoso digitale” della Germania, ed in quanto tale non può essere di sola competenza del governo o di un ministero, “ma del Bundestag nel suo insieme”.

Nella mozione -  anche se è stato cancellato il riferimento a “Stati non democratici” (tra i quali sarebbe stata intesa implicitamente la Cina) - si afferma comunque che sono degne di fiducia solo quelle aziende “i cui criteri di sicurezza sono chiaramente verificabili”: il che implica anche che “sia esclusa ogni influenza di uno Stato straniero sulla nostra infrastruttura 5G”.

“E' una questione imminente della sicurezza nazionale”, ha insistito Roettgen, che ha tenuto a sottolineare che “nessuna azienda cinese è un'azienda privata” e che queste “sono tenute esplicitamente a cooperare con i servizi segreti di Pechino”. Se, invece, ci si affida un'azienda con queste caratteristiche ci si espone, così Roettgen, “ad una perdita massima di controllo” e ad “un'ulteriore perdita di fiducia nello Stato”. Critiche sono arrivate anche da uno dei volti più noti tra i giovani della Cdu, il 27enne Philipp Amthor: “Non vorrei che tra 10 anni ci chiedessero perché ci siamo giocati la sovranità digitale nel nostro Paese”.  

A questo punto per Merkel e per il ministro all'economia Peter Altmaier non sarà per niente facile imporre la partecipazione di Huawei al 5G tedesco – da loro esplicitamente promossa mesa fa - nonostante sia considerata la meno onerosa e la più evoluta presente sul mercato, vieppiù che analoghe critiche a quelle emerse nel suo partito si sentano ripetere anche tra le fila dell'alleato di governo, la Spd. La preoccupazione della cancelliera è che un'esclusione “affrettata” di Huawei possa scatenare reazioni poco piacevoli da parte della Cina nei confronti delle aziende tedesche.

La battaglia è in corso. Ma appare evidente che dal punto di vista politica la posta in gioco è molto alta, come si è capito da un passaggio del discorso di AKK nel quale parlava della necessità di “voltare pagina”: la corsa alla successione di Angela Merkel alla cancelleria è ufficialmente iniziata. E non sarà una passeggiata.