La sfilata 'sociale' di Yezael: "Da Cantiano la mia collezione inclusiva"

(Adnkronos) - Non chiamatela solo sfilata. Quella di Yezael, andata in scena ieri sera al Mercato Centrale di Milano, è stato più di un semplice show. "Parlano tutti di inclusività ma noi abbiamo fatto un casting aperto alla città, con il patrocinio del Comune di Milano - dice lo stilista Angelo Cruciani -. Non una sfilata di moda ma sociale e culturale che non esclude la città". Per Angelo, originario di Cantiano, il paese marchigiano martoriato dall'alluvione, inclusività ha significato anche portare la provincia in passerella. "Sono ragazzo provincia e non me ne vergogno - sottolinea -. Ho vissuto in giro per il mondo ma prendo nutrimento dalle mie radici, il mio paese ora è distrutto, io sono orgoglioso delle mie origini".

La collezione è stata realizzata questa estate con l'aiuto della fidata mamma e di alcuni amici dello stilista, "un lavoro di cura e attenzione", e ha coinvolto 36 persone selezionate in due giorni di casting, che hanno calcato la passerella insieme da modelli professionisti. La fascia d'età? Dai 14 mesi agli 80 anni, come Beat Kuert, regista cinematografico, produttore cinematografico e sceneggiatore svizzero. "Aver cucito la collezione a Cantiano - osserva Cruciani - ha creato un legame ancora più forte con il passato. Ho rieditato capi d'archivio e pezzi riciclati con un fine sociale ed etico: dobbiamo fare con onestà nella moda, non occuparci solo dei fatturati".

Lo show di Yezael ha voluto raccontare più di una storia. "Tra quelle più interessanti del casting - racconta Cruciani - c'è stata una giovane mamma con il suo bambino, che in passerella ha rappresentato tutte le donne che rinunciano alla maternità per carriera. Ma anche il ragazzo trans, la culturista donna e l’uomo basso o con la pancetta, quella con l'acne o il modello indiano che solo in Italia può esprimere sua femminilità". Eccoli dunque i 'contemporary angels' di Yezael, fasciati in mini dress, smoking e spencer intarsiati di maxi perle o ricoperti da spillette da balia, colori e cuciture che ricordano un rave party, maxi catene, piume e tocchi di pelle nera.

La cosa più difficile, spiega lo stilista, è stata convincere i modelli reclutati dalla strada di essere belli. "Avevano un sogno ma non si sentivano all’altezza - chiosa Cruciani - e non è giusto. Questo vuol dire che la società instilla nei loro cuori un senso di inadeguatezza. Per farli fiorire abbiamo lavorato molto, abbiamo ascoltato le loro storie. Se una persona la innaffi di amore cresce bene. Ho voluto rappresentare tutti quelli che si sentono esclusi, chiunque abbia visto la sfilata ha potuto dire 'c’ero anche io'". (di Federica Mochi)