"La simpatia non basta, alle sardine manca coraggio". Intervista a Luca Ricolfi

Luciana Matarese

No, domani in piazza San Giovanni con le Sardine non ci sarà. “Non mi sento a mio agio con un movimento che enuncia valori ma non ha il coraggio - o la capacità? - di formulare obiettivi politici definiti”, spiega il sociologo Luca Ricolfi. Docente di Analisi dei dati all’Università di Torino, presidente e responsabile scientifico della Fondazione “David Hume” e intellettuale “controcorrente”, spesso sferzante verso la sinistra - la sua parte politica - tra le Sardine non avverte un gran rispetto per l’avversario politico. “Per me - puntualizza - ha ragione Liliana Segre: l’odio va combattuto in tutte le sue forme”. Non che non siano simpatiche, le Sardine, a lui che, in un libro diventato un classico, ha indicato nell’antipatia “la malattia della sinistra, fatta di razzismo etico, senso di superiorità morale, disprezzo dell’avversario politico”. Epperò, questa simpatia, per gli anti salviniani partiti da Bologna “potrebbe rivelarsi un punto di debolezza”, avverte. E a differenza di quanto hanno fatto tanti, intellettuali analisti e commentatori, Ricolfi precisa che non gli dispiacerebbe se le Sardine - “in fondo una riedizione progressista ed europeista dell’idealismo Cinque Stelle”- “facessero un partito, inevitabilmente di sinistra: quello è il Dna della maggior parte di loro”. Anzi, “se le Sardine presentassero un loro simbolo e, anziché limitarsi a dar voce a chi detesta Salvini, si decidessero a esplicitare un vero programma politico - aggiunge - il Pd e i Cinque Stelle subirebbero un ridimensionamento micidiale”. 

Professor Ricolfi, ha partecipato al flash mob a Torino?

No, preferivo le “madamine” pro-Tav, che avevano le idee chiare e si mobilitavano per qualcosa di specifico.

Riferendosi alla sinistra, 11 anni fa ha scritto “Perché siamo antipatici?”. Le Sardine, invece, sono simpatiche, sembra piacciano a tanti. Un loro punto di forza o potrebbe diventare un limite?

Veramente la prima edizione...

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