La situazione sempre più tesa al confine tra Siria e Turchia

Nuccia Bianchini

Il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, ha rivolto un appassionato appello al cessate il fuoco tra la Turchia e la Siria, sostenuta dalla Russia, nella zona di Idlib. Ma la Turchia ha già detto che non ritirerà le sue truppe dalla provincia siriana e risponderà con forza a qualsiasi nuovo attacco dell'esercito siriano e dei suoi alleati.

Lo ha ripetuto Ankara nel corso della riunione d'emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, convocata dopo la morte di oltre 30 soldati turchi nell'attacco dell'esercito siriano, una strage che ha ulteriormente innalzato la tensione nella zona.

Al Consiglio di sicurezza al Palazzo di Vetro, riunito in sessione d'emergenza per valutare il disastro umanitario in corso a Idlib, dove quasi un milione di persone hanno dovuto lasciare le loro case, Guterres ha invitato a un cessate-il-fuoco "prima che la situazione esca fuori controllo".

Tredici dei quindici Paesi che siedono nel Consiglio hanno appoggiato il suo appello. Ma non Mosca, stretto alleato di Damasco, né Pechino. Secondo l'ambasciatore turco, Feridun Sinirlioglu, l'attacco siriano è stato chiaramente "deliberato", è durato cinque ore ed è continuato anche dopo che la Turchia ha avvertito la Russia di ciò che stava accadendo. "È stato un atto di aggressione contro la Turchia", ha insistito il diplomatico, che ha accusato l'esercito siriano di attaccare le truppe turche perché sono quelle che offrono "speranza" ai milioni di civili di Idlib contro i "crimini contro l'umanità del regime".

"Vogliono coinvolgere la Turchia nella loro sporca guerra, ma hanno fatto un errore di calcolo", ha insistito Sinirlioglu, che ha chiarito che il suo Paese "non esiterà a usare la forza se viene attaccato". Il rappresentante turco ha anche assicurato che Ankara ha informato Mosca che non lascerà le postazioni militari conquistate nel nord-ovest siriano e che li rafforzerà.

La Turchia ha reagito con una duplice strategia al duro colpo subito dalle sue truppe. Da un lato ha chiesto aiuto agli alleati della Nato. Dall'altro ha insinuato di non poter contenere le migliaia di profughi che stanno lasciando l'area e che vorranno venire in Europa. Ma l'Alleanza è fredda e l'Ue si affida a Berlino, che ha ipotizzato un vertice a quattro al quale partecipino Erdogan, il presidente francese, Emmanuel Macron, e il capo del Cremlino, Vladimir Putin.

Nel caos determinato dall'epidemia da coronavirus, la diplomazia internazionale sembra finalmente essersi accorta che le crisi in Medio Oriente e nel Mediterraneo sono tutte aperte, e almeno una di esse, già causa di una emergenza umanitaria, rischia di esplodere, sia dal punto di vista militare sia da quello della gestione dei migranti.