La solitudine dei conduttori televisivi ai tempi del coronavirus

Antonella Piperno

Ormai siamo come i “Dieci piccoli indiani” di Agata Christie, ogni giorno perdiamo un pezzo”. Giancarlo Magalli, conduttore storico de “I Fatti vostri” di Raidue, è uno dei testimonial quotidiani di questa strana tv dei tempi del coronavirus, un'inedita, surreale e per certi versi eroica parentesi mediatica che, con gli studi stile Europa dell'Est d'antan, i collegamenti supertraballanti via Skype, gli inviati spesso “mascherinati” finirà senz'altro nei libri di storia della tv.  Dall'inizio dell'emergenza coronavirus Magalli ha dovuto rinunciare al pubblico (“il cuore pulsante della piazza de I Fatti vostri”), agli ospiti (ormai collegati solo in remoto) e ora ha dovuto dire anche addio ai sette componenti dell'orchestra, nove in tutto con il direttore Demo Morselli e il cantante Graziano Galatone.

Adesso ad aprire la trasmissione schierati davanti alla “piazza” dei  Fatti vostri  siete rimasti solo in tre, lei, la Morise e il prof Umberto Broccoli , quattro con il colonello Morico piazzato vicino al tabellone del meteo…

“L'orchestra rispettava già la distanza di sicurezza imposta dalle misure di sicurezza. Questa decisione aziendale è dettata dal fatto che la musica mal si accosterebbe alla tragica situazione del momento, non la condivido del tutto ma la rispetto anche se mi sembra che in altre trasmissioni le orchestre ci siano ancora. Certo mi è dispiaciuto molto perdere compagni di lavoro come Morselli e compagni”.

In onda dal lunedì al venerdì , alle prese con il dramma coronavirus nella piazza che una volta era popolata e dove ora ci sono solo tristi e vuote sedie bianche, come ha dovuto ricalibrare modi e tempi della sua conduzione? 

“È una situazione molto tragica oltre che completamente nuova e spiazzante. Senza il pubblico, che sia pagato o meno, non c'è calore e manca il feedback immediato: con le loro risate e i loro applausi ero abituato a capire subito se quello che dicevo piaceva”.

Con il pubblico dallo studio sono spariti in fretta anche gli ospiti, che non hanno più accesso, tranne rare e sparute eccezioni, negli studi tv..:

“Li intervisto in collegamento ma non si tratta certo dei collegamenti tradizionali con squadre e tecnici. Ci affidiamo a Skype e non sempre il collegamento funziona, qualche volta non si sente nulla”.

Che cosa si inventa quando il collegamento salta?

“Si sopperisce con l'improvvisazione: quando ad esempio si è interrotto il collegamento con una veterinaria di Ariano Irpino positiva al Covid 19  ho continuato io a raccontare la sua storia, arricchendola con le informazioni sulla non contagiosità degli animali e il relativo appello a non abbandonarli”.

L'emergenza coronavirus  ha cambiato parecchio la scaletta del programma…

Cominciamo come al  solito con il meteo. Poi in compagnia  del direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano, collegato anche lui, cominciamo a seguire le cronache  degli inviati del Tg2 nelle zone calde del coronavirus e quindi mi dedico ogni giorno a cinque interviste che raccontano altrettante storie legate al coronavirus. Lo spazio culturale di Broccoli è rimasto invariato, la Morise, nel suo spazio dedicato al cibo, non può più avere lo chef Alessandro Circiello in studio, ma si collega con la sua cucina, e abbiamo tra le altre cose, anche le dimostrazioni pratiche, sempre in tema coronavirus, con il fisico Valerio Rossi Albertini”.

Siete comunque un programma di intrattenimento, non dev'essere semplice trovare i toni giusti per offrire un po' di leggerezza in un momento così tragico.

“Cerchiamo di bilanciare tragico realismo e spiragli di ottimismo. Non dimentichiamo i morti nelle nostre cronache, guardiamo in faccia la realtà, ma nella scelta delle interviste cerchiamo di privilegiare le storie che danno speranza, quelle di persone che ce la stanno facendo. Senza lasciarsi andare a un ottimismo prematuro non bisogna  dimenticare però che i guariti dal coronavirus sono tanti”.

Siete stati dotati di mascherine?

Noi del cast no, non ci servono perché osserviamo la distanza di sicurezza, una condizione necessaria ma che ci rattrista un po'. Indossano le mascherina i tecnici, i cameraman, tutti quelli che lavorano alla regia, quelli che non si vedono insomma. Siamo in una situazione estrema, senza neanche più trucco, parrucco e costumista. Prima mi cambiavo prima di andare in onda, adesso arrivo vestito da casa. E non c'è più neanche il conforto di un caffè perché ovviamente il bar aziendaledi via Teulada è chiuso”.

Nella sua lunga esperienza da conduttore ha mai vissuto esperienze simili?

Ho affrontato tante dirette complicate, dalla Guerra del Golfo, a terremoti vari alla morte del Papa, ma mai una situazione del genere.

Nella sua vita privata come vive questo momento?

A casa sono da solo, con i miei domestici, mi mancano le mie figlie e i loro abbracci, ci teniamo in contatto con le videochiamate. Ma non sento troppo la solitudine, non ne ho il tempo anche grazie al lavoro che mi porta fuori casa".