La sorella di Stefano Cucchi scrive su Facebook nell'anniversario della morte

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Ilaria Cucchi, rabbia a 11 anni dalla morte di Stefano: “Indifferenza e omertà”
Ilaria Cucchi, rabbia a 11 anni dalla morte di Stefano: “Indifferenza e omertà”

Giovedì 22 ottobre sarà l’anniversario della morte di Stefano Cucchi. Undici anni fa, infatti, il il trentaduenne romano morì una settimana dopo dall’avere subito delle percosse in caserma mentre era in custodia cautelare poiché trovato in possesso di droga. Ad oggi le cause della morte sono ancora sotto processo.

Con la sentenza emessa il 14 novembre 2019, nel corso del processo bis, la Corte di assise di Roma ha dichiarato infatti i carabinieri scelti Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro colpevoli di omicidio preterintenzionale. Da due anni, tuttavia, è in corso il processo per depistaggio. I cinque militari coinvolti nell’episodio di violenza sono imputati con l’accusa di falso per un inquinamento probatorio che aveva ottenuto di sviare i processi verso persone che non avevano alcuna responsabilità.

A battersi, da più di un decennio, per avere giustizia, la sorella della vittima Ilaria Cucchi.

Il post di Ilaria Cucchi

Ilaria Cucchi ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un post in ricordo di Stefano. Tra le righe un velo di rabbia data dal fatto che, a undici anni dalla morte del fratello, non si ha completa verità su come andarono i fatti.

Mentre i Generali sfllano in udienza nel tentativo di giustificare, oltre ogni evidenza, il loro operato io non posso non pensare che 11 anni fa queste erano le ultime ore di vita di mio fratello. Domani all’alba, di 11 anni fa, Stefano è morto, nell’indifferenza generale di tutti coloro che lo hanno visto nei giorni del suo calvario. E nel quieto vivere di chi sapeva e non ha avuto il coraggio di parlare allora finché si era in tempo, forse, per poterlo salvare“, ha scritto Ilaria.

La sorella della vittima, inoltre, ha risposto ai tanti commenti arrivati sotto al post. In uno di questi ha parlato, in particolare, del ruolo nella vicenda di Riccardo Casamassima, appuntato dei carabinieri in servizio nell’ottobre 2009 alla caserma di Tor Vergata, il quale diede una svolta al processo nel 2015 rivelando al pm Giovanni Musarò di avere sentito da un superiore che un ragazzo arrestato era stato “massacrato di botte”.

Denunciare è un dovere soprattutto per un pubblico ufficiale. Io ringrazio per quello che ha fatto Riccardo Casamassima. Ma, soprattutto in questi giorni, non posso non pensare che se avesse fatto il suo dovere per tempo mio fratello, forse, sarebbe ancora vivo. Le omertà e gli insabbiamenti sono costati alla mia famiglia anni ed anni di battaglie legali a vuoto. Ci siamo devastati. Entrambi i miei genitori si sono ammalati gravemente“, ha concluso Ilaria.