La star R, Kelly . La star dell'R&B condannato per abusi sessuali

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La sua hit “I Believe I Can Fly" nel 1996 aveva scalato le classifiche di tutto il mondo. Ora la star dell’R&B R. Kelly rischia di non poter più volare ne sognare.

Alla fine di un processo durato sei settimane, il cantante e produttore statunitense è stato riconosciuto colpevole di tutti e nove i capi di accusa per cui era stato incriminato. Si va dagli abusi allo sfruttamento sessuale fino all’associazione a delinquere. Durante il processo, che si è tenuto a New York, sono stati coinvolti in totale 45 testimoni.

Secondo il Pubblico Ministero Jacquelyn Kasulis il verdetto di colpevolezza marchierà per sempre R. Kelly come un uomo che ha usato la sua fama e la sua fortuna per abusare di ragazze vulnerabili e che non potevano in alcun modo opporsi alla sua voglia di gratificazione sessuale. Un predatore di ragazze minorenni.

Per più di dieci anni R. Kelly, stando alla tesi sostenuta dai procuratori, avrebbe sfruttato la sua notorietà per attrarre giovani donne interessate a una carriera nella musica e poi sottoporle a gravi abusi fisici, psicologici e sessuali.

Un circolo vizioso fatto di abusi e sfruttamento

La star della musica R&B, 54enne, è stato accusato di aver guidato per almeno vent’anni un'organizzazione criminale a Chicago che reclutava le ragazze. Le vittime venivano scelte fra il pubblico che assisteva ai suoi concerti, oppure tramite un'offerta di aiuto per far decollare le loro carriere musicali. Dopo essere venute a contatto con l'entourage di R. Kelly scoprivano di dover sottoporsi a regole stringenti la cui violazione veniva punita con violenza.

Nel 1994, quando aveva 27 anni, il cantante fece molto parlare di sé quando sposò la cantante Aaliyah, allora 15enne: sul certificato di matrimonio l’età della ragazza – morta in un incidente aereo nel 2001 – era stata falsificata per fingere che lei fosse maggiorenne.

Il verdetto arriva 13 anni dopo un'assoluzione dall'accusa di pornografia infantile emessa da un tribunale dell'Illinois; il messaggio è "non importa quanto ci vuole, il lungo braccio della legge prima o poi ti raggiungerà", ha commentato la procuratrice Jacquelyn Kasulis.

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