La startup italiana che assumerà 30 persone (dopo un investimento di 100 milioni)

C'è una startup italiana che ha appena deciso di assumere 30 persone. Si chiama Prima Assicurazione. È nata nel 2014 ed è un'agenzia assicurativa specializzata in polizze auto, moto e furgoni. Iscritta al Registro degli intermediari assicurativi in classe, ciò che la rende differente rispetto alle classiche agenzie assicurative è la tecnologia che muove la piattaforma proprietaria, Prima.it, e un approccio diverso all'uso dei dati che, dice la società, rende la vita più facile al cliente in termini di facilità di navigazione per fare un'assicurazione online e abbattimento dei costi.

30 persone non sono un numero enorme e di certo non risolveranno la crisi del lavoro in Italia. Ma per le startup vale un discorso a parte; sono davvero poche tra le 10mila neoimprese italiane quelle che sono riuscite a crescere tanto e a offrire questa possibilità. E c'è un motivo. ​

In 4 anni Prima.it ha convinto 420mila clienti, ha raccolto 72 milioni di euro di premi nei primi 7 mesi del 2019, ha investito 2 milioni in ricerca e sviluppo per migliorare l'offerta e al momento ha un team di circa 130 persone. A queste si aggiungeranno i 30 che, specificano da Prima, non è necessario che abbiano “forti competenze”, ma, dice George Ottathycal, co fondatore a Milano della società con Alberto Genovese, “persone che abbiano alto potenziale di crescita; sviluppatori, liquidatori, consulenti assicurativi.
 

L'investimento di Goldman Sachs e Blackstone

Ma, oltre alla crescita, c'è anche un'altra cosa che la rende un caso unico in Italia. Prima.it, dopo un investimento iniziale di 8 milioni di euro fatto da investitori privati che hanno permesso alla società di cominciare ad avere utenti e macinare fatturato, ha visto l'ingresso nel capitale sociale di Goldman Sachs e del fondo Blackstone, verosimilmente attratti da questa crescita. I due investitori hanno versato nelle casse della società il 15 ottobre 2018 100 milioni di euro. Un record assoluto in Italia, per quantità di denaro investito e per ‘qualità' dell'investitore.

Effetto di questo investimento? “Ha proiettato Prima fuori dagli schemi classici degli investimenti di Venture Capital nel nostro paese. Tuttavia l'investimento è stato pensato per supportare la crescita in Italia. Per realizzare una crescita su scala internazionale di un business come il nostro è verosimile pensare che servano altre risorse”, ha detto all'Agi Ottathycal, oggi direttore generale di Prima. È soprattutto questo investimento che ha portato la società a crescere ancora, migliorare il prodotto e poter progettare nuove assunzioni.
 

L'importanza del Fondo nazionale per l'innovazione

In Italia gli investimenti in società innovative e digitali sono in crescita. Ma è una crescita lenta, superata dalla quella degli altri Paesi europei che sono partiti prima e corrono di più. L'Italia rincorre, anche se con qualche eccezione che cresce grazie all'aiuto di fondi esteri. Il Fondo nazionale per l'innovazione (un miliardo di euro) progettato dall'allora ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio proprio con lo scopo di recuperare questo gap, non è ancora partito e al momento non si sa quando sarà operativo.

L'ultimo rapporto Svimez ha messo in guardia dalla desertificazione industriale del Sud. Ma tra le pagine del rapporto si raccontano anche eccezioni positive. È il caso di Eggplant, società che produce bioplastiche dagli scarti della lavorazione dei caseifici, raccontata come mirabile realtà in controtendenza nel Meridione. Anche qui, come sottolinea il rapporto dell'associazione per lo sviluppo industriale nel Mezzogiorno, l'innovazione è il veicolo principale per creare valore e lavoro. Ma per farlo servono genio e fondi. Se il primo sembra non mancare, sui fondi è lecito aspettarsi qualcosa in più.

@arcangeloroc