La storia dei due immigrati turchi dietro il vaccino Biontech

Roberto Brunelli
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AGI - Segnatevi questi nomi: Ugur Sahin e Oezlem Tuereci. È che dietro il vaccino che in queste ore ha addosso gli occhi di tutto il mondo ci sono due figli di immigrati turchi. Sono i fondatori dell'azienda farmaceutica tedesca BioNTech, che ha realizzato insieme all'americana Pfizer il farmaco di cui oggi è stata annunciata un'efficacia pari al 90% dei pazienti: sono marito e moglie, lui fondatore e ceo della ditta di famiglia, lei chief medical officer. Una storia notevole, la loro, e non solo perché Sahin, da capo della BioNTech (che, peraltro, nasce come start-up), è stato tra i primissimi a livello globale a dare il via una frenetica ricerca sul vaccino anti-Covid, sin dallo scorso gennaio, ossia prima che la pandemia da coronavirus avesse la meglio sull'Europa. Non a caso la sua azienda - che ha sede a Magonza - ha chiamato il progetto "Lightspeed", ossia velocità della luce, con l'obiettivo di sviluppare un farmaco contro il Covid entro il 2020.

In un Paese come la Germania, dove quella turca è la più grande comunità straniera presente e dove ci sono ci sono cittadini di origine turche anche ai vertici dei partiti o sindaci di qualche grande città, può non sembrare la storia più strana, ma quella di Sahin è comunque notevole: figlio di immigrati arrivato in Germania con la madre all'età di quattro anni, oggi è nella lista dei 100 tedeschi più ricchi del Paese. A detta della Welt am Sonntag, occupa il 93esimo posto insieme alla moglie Oezlem, che pure siede nel consiglio d'amministrazione della BioNTech, con un patrimonio di 2,4 miliardi di euro.

Oggi che è anche professore di oncologia sperimentale all'Università di Magonza, si presenta preferibilmente in camicia e jeans, ma non rinuncia mai al suo amuleto turco che "allontana gli sguardi cattivi". Lui e suo madre arrivarono nel 1969 in Germania, dove il padre lavorava alla fabbrica della Ford di Colonia: ma il piccolo Ugur sa già che da grande la sua professione sarà la medicina. Prima lavora alla clinica universitaria della città renana, poi a Homburg, dove conoscere la sua futura sposa, Oezlem. "Sono due persone di incredibile intelligenza e di idee visionarie", racconta il presidente della società Mig Ag, che ha investito in diversi fondi della BioNTech: "Si completano in modo straordinario, quando si tratta di assicurarsi che ogni dettaglio è al suo posto".

In laboratorio anche il giorno delle nozze

Narrano, peraltro, che la passione per la medicina sia tale che anche la mattina del loro matrimonio i due fossero ancora al lavoro in laboratorio, e lì sono tornati dopo la cerimonia. Fondarono la loro prima azienda, Ganymed, nel 2001, che 15 anni dopo venne acquisita dal colosso giapponese Astella per 1,28 miliardi di euro, grazie allo sviluppo delle innovative terapie contro il cancro fondate sugli anticorpi. La BioNTech Sahin la fonda nel 2009, con Tuereci che subito occupa il posto di chief medical officer. Il loro obiettivo: riuscire a scovare la terapia specifica per ogni singolo paziente oncologico. Com'è, come non è: l'anno scorso Sahin viene onorato con il Premio tedesco della lotta contro i tumori.

In una recente intervista, il capo della BioNTech ha sostenuto di aver subito capito - appena letta la prima ricerca sull'esplosione del virus a Wuhan - che il covid-19 si sarebbe trasformato in una pandemia. Fatto sta che la ditta di Magonza ha lavorato in questi mesi a ritmi forzati dalla sua sede all'indirizzo di "An der Goldgrube" (che, emblematicamente, vuol dire "alla miniera d'oro"), puntando da subito su una terapia fondata sull'Rna messaggero: una tecnologia del tutto nuova in quanto a vaccini. Per Sahin e Oezlem quello del farmaco anti-covid è "un progetto umanitario", visto che "prima abbiamo un vaccino efficace, prima potremo tornare tutti alle nostre vite di prima". Per quanto lo riguarda, la "vita di prima" sono anche le gite in mountain bike: ma alla sua passione per la bici ha dovuto rinunciare pur di non abbandonare il suo laboratorio.