La storia della villa in Sardegna simbolo dell’amore tra Vitti e Antonioni (che il FAI vuole salvare)

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Photo credit: Getty Images
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Immersa nella macchia mediterranea e con davanti solo il mare, come se stesse vegliando sul Golfo dell’Asinara, sorge La Cupola, quella costruzione futuristica degli Anni Sessanta che ha ospitato l'amore intensamente creativo di Monica Vitti e Michelangelo Antonioni. Oggi, la villa simbolo di un cinema eterno rischia di cadere sotto il peso dell'abbandono e il FAI cerca disperatamente di salvarla, anche grazie a una petizione su Change.org.

La maestosità della Cupola è grande quanto la fama immortale di chi l'ha abitata. Costruita per la coppia Vitti Antonioni nel 1968 da Dante Bini, la villa nasce grazie a una tecnica inventata dall'architetto da cui prende il nome: la binishell. Si tratta di una metodologia di costruzione molto rapida che consiste in un'unica gettata di cemento armano gonfiata e sollevata dalla pressione dell'aria che circola al suo interno. Così nasce la calotta tonda a cui aggiungere oblò, prese d'aria, interni sinuosi e poco alto: la rotondità semplice della Cupola è il segreto della sua magia.

Ne erano affascinati per primi Michelangelo Antonioni e Monica Vitti che nella loro villa per le vacanze in Sardegna ci trascorrono gli ultimissimi anni della relazione decennale, tra alti e bassi, abbandoni e ritorni a cui la Cupola fa da teatro. Ci sono anche gli ospiti eccelsi della coppia, spesso ospitati nella casa vacanze, come Tonino Guerra, Andrej Tarkovskij, Macha Méril e tanti artisti, abitanti del mondo creativo della coppia che si incontra per la prima volta quando Antonioni sta girando Il Grido (1957).

All'epoca Monica Vitti ha 19 anni, vuole fare l'attrice ma tanti le dicono che non è cosa per lei, a partire dalla sua voce, troppo sgraziata per finire sul grande schermo. Sarà invece proprio la sua voce a farla scegliere come doppiatrice per Il Grido. Quando in sala doppiaggio Antonioni la vede di spalle, tanto gli basta per rimanere incantato. "Hai una bella nuca, dovresti fare cinema" le dice, lei risponde con sagacia: "Sempre di spalle?". Il resto è storia, Vitti diventa la musa di Antonioni e i due si regalano fama e successo a vicenda, ispirandosi, arrivando a girare il capolavoro cinematografico detto La trilogia dell'incomunicabilità. È girando Deserto Rosso che i due si innamorano del nord della Sardegna e decidono di far costruire qui la loro Cupola d'amore.

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