La storia dell'ecuadoregno positivo al Covid da aprile

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Da quando è iniziata la pandemia da Coronavirus uno degli effetti collaterali è certamente l’isolamento che le persone positive devono affrontare, rinunciando a baci e abbracci con i propri cari. Ed è forse questo l’aspetto più doloroso che Milko, 49 anni ed ecuadoregno, sta vivendo dallo scorso aprile quando il tampone gli ha dato esito positivo. E adesso, giunti a metà luglio, l’uomo – che si è trasferito in Italia nel 2000 e che è stato contagiato dalla moglie operatrice socio sanitaria in una Rsa della Brianza – risulta ancora positivo al Coronavirus. Ciò vuol dire che è costretto a passare le sue giornate in un Hub a Linate, lontano dai suoi affetti più cari.

Coronavirus, Milko positivo da aprile

A raccontare la sua storia è il quotidiano La Stampa che ha raccolto lo sfogo di Milko. Il 49enne è a pezzi psicologicamente: “Meglio che non ci penso, altrimenti mi demoralizzo – racconta l’ecuadoregno -. Da settimane piango spesso, qualche giorno fa ho avuto un crollo emotivo e mi hanno fatto parlare con un medico. Dice che è normale dopo oltre tre mesi in questa situazione”.

Milko sta vivendo un periodo di assoluto isolamento e riesce a parlare con le persone solo attraverso il telefono: “Ma anche questo mi fa stare molto male, che siano parenti o colleghi”. L’uomo 49enne rivela anche di aver cancellato l’account Facebook perché non sopportava più che gli si chiedesse se fosse guarito: “Una pena dover rispondere sempre di no”.

Come trascorre le giornate

L’uomo è risultato positivo al Coronavirus per ben quindici tamponi consecutivi. Adesso si trova costretto a vivere in un Hub di Linate dove trascorre le sue lunghissime giornate: “Il tempo qui scorre lento, la mattina cammino in giardino per cinque chilometri, sempre da solo, preferisco non avere a che fare con nessuno. Poi leggo le news sul telefono, guardo la tv, faccio più videochiamate con mia moglie che non vedo da tre mesi se non attraverso lo schermo dello smartphone: mi manca tantissimo. E così i miei figli”.

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