La storia dell'Isola delle Rose, l'utopia della micronazione a largo di Rimini

Andrea Cauti
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AGI - Stavamo scrivendo 'Smetto quando voglio 2 e 3' e tenevamo la pagina di Wikipedia aperta. Lì c'era un riquadretto con la scritta: 'Isola delle Rose micronazione'. La cosa ci ha incuriositi e siamo andati a vedere di che si trattava. Con Francesca Manieri ci siamo detti: è un film già scritto. E così è stato". Sydney Sibilia racconta, durante una conferenza stampa online, la genesi di 'L'incredibile storia dell'Isola delle Rose', il film prodotto da Groenlandia di Matteo Rovere e Netflix (prima pellicola in lingua non inglese prodotta dalla piattaforma streaming), che gli abbonati potranno vedere dal 9 dicembre.   

Interpretato da Elio Germano, Matilde De Angelis, Luca Zingaretti, Fabrizio Bentivoglio, il film si basa su una storia vera e ormai quasi dimenticata che si inserisce in un contesto storico importante come il '68 (l'autoproclamazione di indipendenza avviene il 1 maggio, il mese in cui in Francia gli studenti diedero il via alla 'rivoluzione').   

E' la storia di un giovane ingegnere, Giorgio Rosa (Elio Germano), con un grande sogno: costruire un'isola d'acciaio al largo di Rimini, fuori dalle acque territoriali, nel mare di nessuno. Un'isola che sia indipendente, non soggetta alle leggi dello Stato. Un mondo a parte, in cui la libertà individuale è il valore assoluto in cui vale una sola regola: niente regole. In questa utopia è affiancato da un eterogeneo gruppo di complici: il suo migliore amico (Leonardo Lidi), un giovane imprenditore più propenso ai bagordi che all'azienda di papà; un misterioso naufrago in cerca di approdo (Alberto Astorri); un animatore delle notti romagnole in cerca di una nuova vita (Tom Wlaschiha) e una ventenne romantica in cerca di lavoro (Violetta Zironi). E poi c'è Gabriella (Matilda De Angelis), la donna appassionata che Giorgio trascina nella sua ambiziosa avventura e nella sua vita.

L'Isola delle Rose attira ben presto l'interesse della stampa e soprattutto di frotte di ragazzi da mezzo mondo, trasformandosi in mito, in caso internazionale e in un quasi insormontabile problema politico per il Governo italiano che non può tollerare la fondazione di un nuovo Stato in acque così vicine.   

Questa pellicola, come spiega la sceneggiatrice Francesca Manieri, "rientra perfettamente nella cinematografia di Sibilia che è incentrata sul rapporto molto forte tra la libertà individuale e il potere costituito. In una scena - spiega - Gabriella parla di diritto positivo e diritto naturale e questo è appunto un film che parla di libertà negative e libertà positive e del complesso rapporto tra queste due cose ed è un po' quello che fa sempre Sydney".

La vicenda vera dell'ingegner Rosa, che a 42 anni decide di costruire un'isola d'acciaio di 400 metri quadri, torna ora alla luce con la commedia di Sibilia. Un film che ha il merito di raccontare, seppure in forma romanzata, una storia di libertà, il desiderio di realizzare un'utopia in un'epoca in cui, come spiega Elio Germano, "si faceva a gara a chi la faceva più strana, una cosa che colpisce rispetto al clima di omologazione di oggi in cui tutti cercano di avere dei 'like', di essere adeguati agli altri invece di differenziarsi e la gara è a sparire, a nascondersi". Secondo l'attore, è stato proprio questo voler essere "più strambo degli altri il vero motore che ha spinto questo personaggio: la sua non era un'impresa ideologia, era l'idea di poter fare una cosa da soli, molto grande".   

La dichiarazione d'indipendenza dell'ingegner Rosa fu vista dal Governo italiano come uno stratagemma per raccogliere i proventi turistici senza il pagamento delle relative tasse, dato che l'Isola delle Rose era facilmente raggiungibile dalla costa italiana. Per questo 55 giorni dopo la dichiarazione d'indipendenza, martedì 25 giugno 1968 alle 7:00 del mattino, una decina di pilotine della polizia con agenti della Polizia, dei Carabinieri e della Guardia di finanza circondarono la piattaforma e ne presero possesso, senza alcun atto di violenza.

Successivamente la piattaforma fu smantellata e abbattuta e Rosa perse il ricorso al Consiglio di Stato secondo cui le pretese di sovranità, indipendenza e diritti internazionali acquisiti dai proprietari della piattaforma erano infondate, "in quanto i cittadini italiani, anche fuori dall'Italia, devono sottostare alle leggi statali".

L'utopia dell'ingegner Rosa finì nel '69, ma la sua storia emblematica e 'folle' rivive oggi nel film di Sibilia. Un film in cui, come spiega ancora la sceneggiatrice, "gli antagonisti sono gli uomini di Aldo Moro, alcuni dei 'padri della Patria', alcuni degli eroi della costituzione italiana", come il ministro Franco Restivo, democristiano siciliano titolare del dicastero dell'Interno nel secondo Governo Leone, (poi nel primo, secondo e terzo Governo Rumor e nel Governo Colombo), uno degli intellettuali che hanno scritto la Costituzione italiana. E proprio la particolarità di questi 'antagonisti' rappresenta un elemento narrativo interessante e potente.

Come spiega Fabrizio Bentivoglio, che interpreta proprio Restivo, "lavorando sul suo personaggio posso dire che di lui si sa poco, ma conservo una sua frase: 'Ogniqualvolta la democrazia viene minacciata, il Paese reagisce subito, d'istino'. Una frase - aggiunge l'attore - che racconta bene il personaggio e la sua contraddizione, un uomo che ha scritto la nostra Costituzione, tra cui anche l'art.11 dove si legge che l'Italia ripudia la guerra, e poi dichiara guerra all'Isola delle Rose". Altro politico illustre presente nel film è proprio Giovanni Leone, futuro presidente della Repubblica, e allora presidente del Consiglio, interpretato da Luca Zingaretti.    

Un'ultima domanda sulle possibili analogie tra i personaggi di 'Smetto quanto voglio' e quello interpretato da Elio Germano ne 'L'incredibile storia dell'Isola delle Rose'. Sydney Sibilia, che ha incontrato l'ingegner Rosa ("gli ho chiesto se gli avrebbe fatto piacere se si facesse un film su di lui e mi ha detto di no. Allora ho pensato che quello era lo spirito giusto"), non esclude che possano esserci, anche se, aggiunge, "in 'Smetto quando voglio' raccontavo la forza della banda, l'idea che insieme siamo potentissimi qui mi piaceva raccontare la forza di uno solo: ognuno di noi è potentissimo e se il monde non ti piace, ne puoi fare uno nuovo. E Rosa se lo è costruito".