La storia di Iman, morta di freddo a un anno e mezzo

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Morta di freddo a un anno e mezzo in un campo profughi nel nord-ovest della Siria. Quella della piccola Iman Mahmoud Laila è solo una delle tante tragiche storie della catastrofe umanitaria che affligge il Paese, dove secondo le ong è ormai in corso un'ecatombe di bambini. A riportare la vicenda della piccola Iman, è la Rete siriana per i diritti umani che racconta come la bambina e i suoi genitori, scappati dalla Ghouta orientale, alla periferia di Damasco, avevano trovato rifugio in un improvvisato centro per sfollati nel villaggio di Ma'rata, a ovest della città di Afrin, nella provincia di Aleppo. 

Le rigide temperature e le nevicate degli ultimi giorni hanno fatto ammalare la bambina e ieri, quando la piccola ha cominciato ad avere problemi respiratori, il padre ha deciso di portarla all’ospedale Al-Shifa di Afrin, distante pochi chilometri. L'uomo ha avvolto la figlia in una coperta e, stringendola al petto, ha camminato per circa due ore prima di raggiungere la clinica, dove però è arrivata priva di vita.  

Secondo quanto ha scritto il dottor Housam Adnan su Facebook, Iman era morta per assideramento un’ora prima, tra le braccia del padre. "Questa mattina presto, una bambina è arrivata nel nostro ospedale di Afrin – si legge nel post – l’ha portata suo padre dalla tenda in cui vivono a pochi chilometri da qui perché accusava problemi respiratori. Gli ha messo addosso tutto ciò che possedeva per tenerla al caldo. Ha fatto tutto il possibile per scaldare il suo cuoricino. L’ha abbracciata forte e piangendo ha camminato dalle cinque del mattino nella neve e nel vento. Ha camminato tra le macerie del suo Paese. I suoi arti erano congelati, ma il suo cuore continuava ad abbracciarla. Ha camminato per due ore prima di arrivare al nostro ospedale. Quando siamo riusciti a separarlo dalla figlia, abbiamo visto il viso angelico della bambina, sorridente. Ma immobile. Abbiamo provato a sentire i battiti del suo cuore ma era morta! Un’ora fa! Quest’uomo ha portato il corpo della figlia senza saperlo". 

 

Come lei è morto congelato anche il piccolo Abdul Wahhab Ahmad al-Rahhal, che aveva poche settimane. Lui e i suoi genitori erano originari di Khan Sheikhoun, la città della provincia nord-occidentale di Idlib riconquistata dall’esercito governativo nell’estate 2019. E' morto a causa del freddo intenso a in una tenda nel campo profughi di Atma, nella campagna settentrionale di Idlib. 

Lunedì due genitori e i loro due bambini sono morti nel sonno per aver inalato monossido di carbonio da una stufa accesa dentro la loro tenda vicino alla città di Kafr Rumah nella campagna di Idlib. 

SAVE THE CHILDREN - Secondo Save the Children le temperature invernali rigidissime stanno aggravando a una velocità preoccupante le condizioni dei bambini e delle famiglie costrette a fuggire dalle loro case a Idlib, in Siria. L'escalation del conflitto in corso ha provocato la fuga di almeno 290.000 bambini, che hanno abbandonato le loro case a causa della violenza. Sono state chiuse 278 scuole nella città di Idlib e nelle campagne, lasciando 160.000 studenti senza la possibilità di ricevere istruzione. Il sovraffollamento dei campi profughi aggrava la vulnerabilità delle famiglie di nuovi sfollati, messe a dura prova anche dalle inondazioni e dalle tempeste, che si sono abbattute sulla regione. 

Secondo le Nazioni Unite, da dicembre circa 700.000 persone, su una popolazione di 3 milioni, sono state costrette a fuggire dalle loro case nel Nord-Ovest della Siria a causa delle continue ostilità. E’ il maggior numero di sfollati in un solo periodo da quando la crisi siriana è iniziata quasi nove anni fa. "La portata di questa fuga è terrificante. Quasi un quarto della popolazione, di cui l'80% è costituito da donne e bambini, è stato costretto a fuggire dalle proprie case in poche settimane a temperature inferiori allo zero. È la prima volta che vediamo un'onda di sfollati così grande dall'inizio del conflitto. Le persone stanno abbandonando le proprie case senza avere un posto dove stare e senza sapere dove andare. A volte finiscono per vivere con i parenti nei campi o nelle tende che acquistano. Adesso fa molto freddo e i bambini sono particolarmente vulnerabili", ha dichiarato Hurras Network, dell’organizzazione partner di Save the Children a Idlib.