La storia di José Luis Cabezas

José Luis Cabezas
José Luis Cabezas

Il giornalista José Luis Cabezas è stato assassinato il 25 gennaio 1997, a 36 anni. Il suo corpo carbonizzato è stato trovato all’interno del suo veicolo. Una storia che non si deve dimenticare.

José Luis Cabezas, la vera storia del giornalista assassinato nel 1997

José Luis Cabezas, reporter grafico della rivista Noticias, del gruppo Perfil, è stato assassinato il 25 gennaio 1997, in pieno governo di Menem, a soli 36 anni. Il suo corpo carbonizzato è stato trovato nella sua auto, nei paraggi di “Los Manantiales“, nella periferia di Pinamar. Aveva le mani ammanettate dietro la schiena e due colpi alla testa. Era stato torturato. Per il crimine sono stati condannati all’ergastolo il poliziotto di Buenos Aires, Gustavo Prellezo, autore materiale dell’omicidio e i membri della banda Los Horneros, Horacio Braga, José Auge, Sergio González e Héctor Retenga. Era stato condannato anche Gregorio Rios, capo della sicurezza di Alfredo Yabran, al tempo “anonimo” impresario con vincoli con il “menemismo”, che José Luis aveva segnalato pubblicamente un po’ di tempo prima. Una prova che ha segnato la morte del giornalista.

Chi era Alfredo Yabran

Alfredo Yabran controllava la società argentina Correo Oca e l’impresa Edcadessa, che gestisce i depositi fiscali, e anche imprese di logistica e di assistenza negli aeroporti. Il circuito imprenditoriale perfetto per chi traffica nell’illegalità. Domingo Felipe Cavallo, allora ministro dell’economia, durante l’audizione di una commissione di indagine nel Congresso della Nazione, lo aveva accusato di essere “il capo delle mafie in Argentina“. Anni dopo Yabran è stato trovato morto, ucciso da un colpo di fucile, apparentemente un suicidio. Era stato accerchiato dalla stampa e privato delle sue aziende, assorbite dal Gruppo Exxel. José Luis Cabezas aveva aperto una fessura ma, nonostante l’impegno di giornalisti e attivisti, il sistema istituzionale non era entrato. Era stato l’artefice di un lavoro che lo ha esaltato come uomo di giornalismo, un simbolo della lotta per la verità e la libertà di stampa.

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