La storia: Penelope è nata mentre la madre lottava contro il Covid

Red
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Image from askanews web site
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Venezia, 23 apr. (askanews) - Una storia di Covid-19, di malattia ma di lieto fine che fa bene raccontare. Perché Penelope è nata, mentre la madre lottava contro il virus. I medici dell'ospedale dell'Angelo, di Mestre, sono riusciti a far nascere la bambina dalla madre gravemente ammalata di Covid, grazie a un cesareo fatto un attimo prima che la gestante venisse ricoverata in terapia intensiva. Un impegno corale, con pneumologi, internisti, ginecologi e pediatri fianco a fianco. La madre è Camilla Gnata, la piccola ha ricevuto il nome di Penelope. Il padre è Piero Zane. La famiglia risiede nell'isola di Burano. Penelope è nata un mese in anticipo per tentare di salvare mamma Camilla dalla polmonite interstiziale severa. A marzo Camilla è andata in rianimazione e Penelope in patologia neonatale. Anche papà Piero era positivo. Dormiva nel divano, aspettandole, "perché il letto di casa, senza Camilla e Penelope, non lo voglio toccare".

Tutto inizia il 14 marzo, Camilla si sveglia con tosse secca, alterazione e respiro affannoso. Tampone. È positiva. Contagia l'uomo che le sta accanto, è preoccupata per la sua gravidanza. Il terzo giorno la febbre sale e Camilla non riesce ad alzarsi dal letto. Passano le giornate e le prescrizioni del medico di famiglia, ma la situazione peggiora.

Una notte, Piero accompagna Camilla al bagno "ma in un tragitto di cinque metri Camilla si affanna come corresse i cento metri: chiamo il 118". Il 25 marzo, Camilla è già in un letto del maxi reparto Covid dell'ospedale mestrino dell'Angelo: diagnosi di polmonite grave da coronavirus, e tossendo - racconta - "sento per la prima volta dolori forti al ventre". La polmonite si è aggravata. Camilla, per salvarsi, deve entrare in terapia intensiva. Ma prima bisogna far nascere Penelope. "Ricordo i medici che mi spiegano del cesareo, poi il buio - dice Piero - poi gli occhi della mia Penelope in braccio a un medico, mentre me la mostra dall'angolino più remoto della sala parto, per cinque interminabili secondi, a distanza di sicurezza".

Penelope è negativa al Covid. Dalla sala parto, Camilla in barella prende il corridoio verso della rianimazione, Penelope in termoculla quello della patologia neonatale. "Poi - dice Camilla - non ricordo altro". Alle 21.30 il medico rianimatore comunica a Piero che la polmonite interstiziale di Camilla si è aggravata, tanto da non sapere se avrebbe superato la notte. Alle 6.30 Camilla supera la notte più lunga della sua vita. Da lì riprende piano piano a respirare e risale dalla terapia intensiva alla subintensiva e di nuovo al maxi reparto Covid. In una sola settimana arriva alle dimissioni. "In quei momenti - ricorda - avevo un solo obiettivo, salvare me per salvare Penelope".

Torna a casa a Murano, ancora positiva, ancora in isolamento. Non può vedere la figlia Penelope. Quando Camilla torna a casa senza la figlia nell'isola di Murano, Penelope ha una settimana. Penelope è ancora affidata alle cure della patologia neonatale. Non è in grado di vivere autonomamente. Ha un ausilio per respirare e un sondino nasogastrico per nutrirsi. Di nuovo, dunque, il ricovero all'ospedale dell'Angelo, in una stanza di pediatria. Camilla e la figlia Penelope, in isolamento, affinché possano finalmente stare insieme. Col passare dei giorni, mentre mamma Camilla si è negativizzata, Penelope migliora a vista d'occhio. Finché non arrivano le dimissioni.

"Non c'è lieto fine che possa fare più felice un ospedale e un'azienda sanitaria - commenta il direttore generale dell'Ulss 3 Serenissima Edgardo Contato - lavoriamo tutto il giorno e tutti i giorni per impedire al Covid di diffondersi, vaccinando e prevenendo il contagio. Ma quando il contagio avviene, e colpisce duro, lavoriamo tutto il giorno e tutti i giorni perché il virus non divida nessuno, tantomeno una mamma dalla sua bambina". Ora Penelope è a casa, con sua madre e suo padre.