La supponenza degli ex brigatisti

Fulvio Abbate

La persistenza dell’ex brigatista. Il pervicace terrorista “rosso” votato, un tempo, a colpire il “cuore dello Stato”. Prosaicamente parlando, in ciò che Pasolini definisce la Dopostoria, il già facente parte del cosiddetto “partito armato”, già talvolta lettore delle pagine di Nanni Balestrini, scrittore cui si devono i romanzi-manifesto “Vogliamo tutto” e “La violenza illustrata”, il figlio di una “generazione di insorti”, sembra ormai naturale immaginarlo, nel migliore dei casi, titolare-assegnatario di un portierato, possibilmente in luogo periferico. Ed eccolo lì, ormai emendato dagli antichi crimini, fisso nella guardiola, come già un Cesare Battisti nei giorni del soggiorno parigino. Pronto a porgere la posta ai condomini, ora al dottor Marcello ora alla signora Maricla, ora a far capannello con chi consegni i volantini pubblicitari e le Pagine Bianche. Amichevole con gli inquilini che, appunto, nel momento del rientro scuotono la testa constatando l’ennesimo plico giunto: “… ancora dall’Agenzia delle Entrate?” Risposta dell’ex: “Temo di sì, dottore.” Tra grazie e buongiorno d’esilio. 

Vanno idealmente immaginati proprio nell’antro della portineria, gli ex terroristi rossi, il calendario della parafarmacia a far da sfondo in luogo della bandiera con la stella a cinque punte. Nel cassetto, magari, i libri pubblicati dalle edizioni DeriveApprodi, così, per leggere e ricordare un po’ i tempi andati, poi l’occhio al sito Carmilla, per tenere in esercizio lo spirito irriducibile, meglio, antagonistico. Questo e poco altro.

Stupisce quindi, nonostante i segni evidentissimi della Caduta, trovarsi a prendere visione delle energie vitali residue di un Raimondo Etro, brigatista sconfitto, che ebbe modo di partecipare all’organizzazione del sequestro Aldo Moro, lo stesso signore che non molte settimane addietro ha apostrofato, sui social, Giorgia Meloni con frasi degne della peggiore grevità da bar-tabacchi...

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