La teologa musulmana: tra Papa e Ayatollah Al-Sistani sarà incontro storico

Red
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Città del Vaticano, 18 feb. (askanews) - Quello tra Papa Francesco e il grande ayatollah Sayyid Ali Al-Husayni Al-Sistani previsto a Najaf, in Iraq, sabato 6 marzo, sarà 'un grande incontro mistico e spirituale', secondo la teologa musulmana sciita Shahrzad Houshmand, che in questa intervista spiega il nucleo teologico dello sciismo, le differenze dal sunnismo, e le sintonie tra questo ramo dell'islam, minoritario nel mondo ma maggioritario in Iran e Iraq, e il cristianesimo cattolico.

Nata a Teheran, Shahrzad Houshmand Zadeh dopo gli studi nel Centro secolare e tradizionale dell'Islam sciita nella Città Santa di Qom si è specializzata in Teologia Islamica all'Università di Teheran, poi si è laureata in Scienze religiose alla Pontificia Università dell'Italia Meridionale. Nel 1999 ha ottenuto la Licenza in Teologia Fondamentale Cristiana alla Pontificia Università Lateranense. Già docente di Studi Islamici alla Pontificia Università Gregoriana, è docente invitata di Studi Islamici alla Pontificia Facoltà Teologica Marianum e lettrice di Lingua e letteratura persiana alla Sapienza. E' inoltre vice presidente della Consulta femminile del Pontificio Consiglio della Cultura, membro del Comitato di Direzione di Donne Chiesa Mondo, l'inserto femminile dell'Osservatore romano, e fa inoltre parte della Commissione Internazionale Mariana Musulmano Cristiana nonché del Consiglio relazioni con l'Islam italiano del ministero Interno.

'La differenza tra sunniti e sciiti inizia con la lettura del senso della successione del profeta Maometto, e il punto centrale di questa differenza è questo: per gli sciiti la successione del profeta è un fatto difficilmente realizzabile attraverso una votazione', spiega la teologa musulmana. 'I primi seguaci del profeta si sono radunati e hanno messo ai voti chi doveva succedergli. Per i sunniti questa votazione è valida, il primo califfo è Abu Bakr. Invece per gli sciiti la successione del profeta non può essere messa in votazione, ma è una successione spirituale: secondo la lettura sciita questa successione è avvenuta già dal momento in cui il profeta ha presentato Ali, cugino e genero, come successore: 'Chi ama me dovrà amare Ali, chi non ama Ali non ama me', ha innalzato la mano di Ali chiamandolo successore dinanzi al popolo. A livello teologico e dogmatico i musulmani sunniti e sciiti condividono la maggior parte del credo: la figura del profeta sia per gli uni che per gli altri in tutto il mondo è sempre la stessa persona, nato alla Mecca da Abd Allah e Amina, e sciiti e sunniti condividono anche i titoli che gli vengono attribuiti, il messaggero, l'eletto del Signore. Condividono inoltre il Corano, libro sacro sia per gli uni che per gli altri, non c'è la minima differenza nemmeno di una parola o di una virgola. Anche nelle pratiche religiose, la preghiera, il digiuno, il pellegrinaggio alla Mecca, la testimonianza e lo zakat (elemosina legale, ndr.) sono tutti uguali per sciiti e sunniti. E infatti chi si reca alla Mecca vede lì musulmani di tutte le tradizioni pregare insieme, vestiti di bianco, ripetendo le stesse formule. Ma mentre il credo religioso teologico per i sunniti si riassume in tre punti, monoteismo, profezia e risurrezione dei morti, gli sciiti aggiungono due punti: la giustizia di Dio la figura del Santo imam. Ossia insistono che Dio è giusto, non può fare ingiustizia, ama la giustizia ed è giusto. E poi, forse il punto più importante, gli sciiti credono nella figura del santo, ci sono mausolei del primo santo Ali che si trova a Najaf, la città dove il Papa si recherà. Questo punto spiega che la profezia è finita con la figura di Maometto ma la santità no, e continua attraverso la presenza dei santi. Il santo per il mondo sciita sono gli imam: se per il mondo sunnita imam è qualunque persona che guida la preghiera, per gli sciiti la parola imam si riferisce soprattutto ad Ali, ai suoi primi due figli e ai loro figli fino al 12esimo. Per gli sciiti iracheni e iraniani, l'ultimo imam è vivo ma non visibile a tutti, nel senso che la terra non può essere senza la presenza di un Santo: lui è vivo in carne ed ossa ma non è conosciuto da tutti: è conosciuto da pochi, ma la sua luce si versa su tutti'.

'E così in ogni momento della storia dell'uomo esiste non più il profeta - Gesù, Mamometto, Mosé - ma esiste il Santo, e convive insieme al popolo. Il Santo che diventa la luce e il mediatore tra il cielo e la terra, il cuore vivo di Dio: e in questo - sottolinea la teologa musulmana - c'è una grande somiglianza con il cattolicesimo: la lettura spirituale dell'islam sciita facilitata la comprensione della figura di Cristo come mediatore. Quel che magari è più difficile comprendere per il mondo sunnita, per il mondo sciita è più semplice perché la figura di Cristo come mediatore, volto di Dio, presenza di Dio, lo rivedono nella figura dei santi, a partire dal primo'.

I punti di contatto con il cattolicesimo non finiscono affatto qui. Tra gli sciiti, a differenza che tra i sunniti, il lato rituale e devozionale è più sviluppato (analogamente, volendo fare un parallelo un po' sforzato, ai cattolici rispetto ai protestanti). 'Ci sono processioni molto vive nel popolo sciita', spiega Shahrzad Houshmand. 'Ad esempio è rilevante la figura del martire Hossein, che viene chiamato il sangue di Dio: è il figlio di Ali, il nipote amatissimo dal profeta Maometto, ed è considerato colui che offre la sua vita, il suo sangue per il bene del popolo e diventa il martire per eccellenza, dicendo: 'Il sangue vince la spada'. In questa figura c'è una grande comparazione con la figura di Gesù Cristo. Hossein è martire, viene ucciso a Karbala, dove è sepolto, insieme a tutti i suoi cari, 72 tra figli e cugini, e questa uccisione crea un'onda di compassione continua nel popolo sciita: ogni anno nel giorno di Ashura ci sono processioni di milioni e milioni di persone che ancora oggi letteralmente e fisicamente ricordano e piangono quel martirio. Sono processioni maestose, che comportano una devozione rituale e sentimentale profondissima'.

Altro punto di incrocio poco noto al grande pubblico è la figura della Madonna. 'Maria è una figura eccezionale per il Corano stesso, per musulmani sia sunniti che sciiti', spiega la teologa musulmana: 'Maria ha una presenza molto importante, le donne che vogliono partorire leggono il capitolo del Corano relativo a Maria, il 19esimo, c'è un fiore che si chiama Maria, tante moschee e luoghi di culto sono dedicati a Maria, e tantissime fanciulle nel mondo islamico si chiamano Maryam. C'è un amore profondo del popolo islamico per questa donna eccezionale per il Corano, eletta del creato su tutte le donne di tutti i mondi. Vi sono versetti molto chiari e specifici. E, eccezione unica nel Corano, il suo è l'unico nome femminile che viene ricordato: quasi un'apparizione mariana nel Corano. Vengono presentate tante donne ma solo Maria viene chiamata per ben 34 volte col suo nome'. In particolare, 'sicuramente la sua figura è più importante, più presente a livello spirituale, nel mondo sciita, perché il mondo sciita ha una lettura particolare sul femminile di Dio attraverso la presenza di Fatima, figlia di Maometto e moglie di Ali, amata sia da sunniti che da sciiti, ma onorata, adorata dagli sciiti. Fatima per gli sciiti è simile a Maria per i cattolici, nel senso che viene chiamata non 'madre di Dio', come è chiamata la Madonna, ma 'la madre del proprio padre', la madre del proprio padre. Condividono gli stessi titoli, la santa, la luce, la benedetta, l'immacolata, addirittura viene chiamata vergine quando non lo è fisicamente. Ha una presenza molto viva e sottile nell'anima del musulmano sciita, e anche questo facilita la comprensione della presenza eccezionale di Maria nella lettura teologica cattolica: viene compresa molto più facilmente dal mondo sciita'.

Da qui nasce anche il fenomeno dell'ospitalità reciproca: può capitare tranquillamente che un credente sciita si rechi in preghiera in un santuario o in una chiesa dedicate a Maria. 'Questo succede, sì', spiega la teologa musulmana, 'l'altra settimana sono stata a Susa, in Iran, dove non solo c'è la tomba del profeta Ezechiele ma anche la tomba del profeta Daniele, e da secoli sono luogo di pellegrinaggio di ebrei, cristiani e musulmani presenti sul luogo. Non è assolutamente un'eccezione, soprattutto per il mondo sciita, perché ci sono mausolei dei santi dovunque e quindi andare e chiedere la mediazione del santo, o della santa come Maria, è piuttosto normale'.

Vi è anche un pellegrinaggio che, a sorpresa, unisce questi due mondi. 'Vorrei ricordare il pellegrinaggio molto importante verso la città di Fatima: è vero che è un pellegrinaggio cristiano ma è anche vero che molti musulmani si sono recati a Fatima a pregare', afferma Shahrzad Houshmand: 'E' un'apparizione mariana che col nome di Fatima unisce Maria e Fatima. Penso che questo sia un segno luminoso per il nostro momento attuale dove vediamo le nostre due sante amatissime unite nello stesso nome. E penso che Maria non avrà scelto per caso una cittadella sperduta in quel luogo del Portogallo: è un abbraccio materno di tutti i figli, cristiani e musulmani'.

Se l'islam sciita ha in Iran le proprie maggiori scuole teologiche, non vi è nessuna differenza sostanziale con lo sciismo iraniano. 'L'islam sciita in Iraq e in Iran sono uguali: magari a livello politico o sull'interpretazione politica del momento attuale possono avere differenze, ma a livello teologico no', afferma la teologa musulmana. In particolare, il grande ayatollah Sayyid Ali Al-Husayni Al-Sistani ha studiato a Qom (Iran) e Najaf (Iraq) e Najaf è una città di importanza fondamentale per tutti: 'Oltre ad avere il mausoleo di Ali, ospita tomba di grandi maestri, giuristi della sharia islamica, commentatori del Corano'.

Shahrzad Houshmand si attende 'tanto, tanto, tanto', dall'incontro tra Papa Francesco e il grande ayatollah Sayyid Ali Al-Husayni Al-Sistani previsto a Najaf nel corso della visita del Pontefice in Iraq (5-8 marzo): 'Abbiamo assistito a una rivoluzione incredibile, a livello religioso ma anche sociale, quando Papa Francesco ad Abu Dhabi, il 4 febbraio del 2019, ha firmato con il grande imam di al-Azhar, Ahmad al-Tayyib, un documento congiunto sulla fratellanza umana. E' stato un incontro profondissimo, dove, dopo tantissimi incontri virtuali e fisici, hanno potuto firmare in modo equo un documento eccezionale. E' stata una rivoluzione come anche l'enciclica che ha seguito quel documento, 'Fratelli tutti', dove il Papa in modo coraggioso e autentico, nel paragrafo numero 5, sottolinea che nello scrivere la sua lettera si è sentito stimolato dal grande imam al-Tayyib. Quella enciclica è la carta magna della cultura contemporanea, anche quella è stata una rivoluzione. Ora io spero - prosegue la teologa musulmana - che questo incontro con uno dei maggiori leader religiosi e spirituali del mondo sciita crei non già un documento scritto ma un documento spirituale di intesa religiosa e mistica tra questi due leader. Il grande ayatollah Ali al-Sistani ha chiesto agli sciiti di non avere solo interesse per i loro confratelli sciiti ma di aver maggiore interesse per i fratelli sunniti, ha chiesto ai fratelli sciiti e sunniti di non avere solo interessi particolari, di lasciare da parte le dispute inutili e radunarsi insieme su ciò che ci accomuna. E poi ha scritto: io mi sento e sono il servo degli sciiti, dei sunniti, dei curdi e dei cristiani. Un leader a questo livello spirituale, che si dichiara servo di sciiti, sunniti, curdi e cristiani avrà tanto da condividere con un Papa che dice le stesse cose. Sono due leader spirituali che hanno altrettanto a cuore l'umanità e l'essere umano non solo della loro tradizione religiosa. Mi aspetto un grande incontro mistico e spirituale'. (di Iacopo Scaramuzzi)