La terza dose di vaccino funziona per prevenire malattia e infezione? I numeri di Israele

·3 minuto per la lettura
Plastic disposable sterile syringe and opened vial of liquid remedy placed on yellow background. Flat lay style (Photo: Anna Efetova via Getty Images)
Plastic disposable sterile syringe and opened vial of liquid remedy placed on yellow background. Flat lay style (Photo: Anna Efetova via Getty Images)

Mentre in Italia si sta spianando la strada alla campagna di somministrazione della terza dose di vaccino anti Covid per le categorie più fragili, dall’Israele arrivano già buone notizie per quanto riguarda la sua efficacia. Secondo quanto scoperto dagli esperti sanitari israeliani, infatti, il richiamo aiuterebbe a prevenire e a gestire più facilmente la malattia e la sua trasmissione. Per leggere lo studio nel dettaglio bisognerà attendere, perché è in corso di pubblicazione su New England Journal of Medicine.

I numeri di Israele negli studi. Israele ha iniziato il programma di richiamo il primo agosto, e ha coinvolto finora 2,8 milioni di persone. Le analisi dei risultati di oltre 182mila tamponi eseguiti su persone over 40 hanno dimostrato che la terza dose di vaccino può dimezzare la possibilità di contagiarsi a partire dalla prima settimana dopo l’iniezione. In particolare, tra sette e 13 giorni dopo il richiamo la possibilità di una persona di risultare positiva è diminuita del 48 per cento, da 14 a 21 giorni del 70 per cento. Come riporta il Corriere però, Daniel Weinberger dell’Università di Yale, che ha contribuito allo studio, sottolinea che “la protezione a breve termine è solo una parte del puzzle e il lavoro ha numeri limitati”.

Ma c’è anche un altro studio, pubblicato a fine agosto dal ministero della Salute israeliano, che suggerisce quanto sia efficace somministrare il booster. Solo 12 giorni dopo il richiamo, secondo il rapporto, il rischio di infezione si abbassava di oltre dieci volte garantendo una percentuale di protezione del 95 per cento. Ancora maggiore è stato l’effetto contro la malattia grave: in questo caso il rischio si riduceva di ben 15 volte. L’analisi ha preso in considerazione una platea di oltre un milione di israeliani over 60, a cui è stato somministrato il vaccino Pfizer. È importante specificare però che, secondo gli autori, questi risultati non sono del tutto certi, visto il piccolo numero di pazienti che ha sviluppato una forma grave della malattia e anche il breve lasso di tempo in cui si è svolto lo studio (30 luglio-22 agosto). “Abbiamo bisogno di dati a lungo termine prima di poter affermare che somministrare il richiamo sia la strategia giusta - afferma David Dowdy, epidemiologo della Johns Hopkins University, intervistato dalla rivista Science - gli sforzi devono concentrarsi nel cercare chi non si è ancora vaccinato”.

A che punto siamo in Italia. “Nei primissimi giorni della prossima settimana”, secondo il ministro della Salute Roberto Speranza, dovrebbe arrivare la circolare che darà il via libera alla somministrazione della terza dose anche nel Belpaese. Si comincerà nell’ultima settimana di settembre, dando priorità alle persone con “fragilità immunitaria”, ovvero pazienti oncologici e trapiantati. La platea interesserà circa 2,3 milioni di persone.

Le ipotesi sui possibili effetti collaterali. Se ci saranno effetti collaterali conseguenti al richiamo o meno è ancora incerto. Certo è, per il momento, che i richiami hanno caratteristiche di sicurezza molto simili alle dosi precedenti. Pensiamo alla seconda dose di vaccini Pfizer, che ha causato in molti soggetti febbre, mal di testa, dolori muscolari. Secondo gli esperti, potrebbe succedere lo stesso con la terza. “Se il primo vaccino ha fatto conoscere all’organismo la proteina spike, alla seconda dose il sistema immunitario ha risposto con maggior vigore ed è balzato sull’attenti quando ha rincontrato la proteina spike, vista così di recente” ha affermato Kawsar Talaat, un medico di malattie infettive della Johns Hopkins e ricercatore di vaccini intervistato da Stat. “Per questo alcune persone potrebbero sperimentare qualcosa di simile dopo la terza dose”.

Il fattore tempo La possibilità di riscontrare effetti collaterali dipenderà da quanto tempo passa tra la seconda e la terza dose, secondo l’esperto di immunologia dell’Oregon Health and Science University Mark Slifka: “Se il richiamo verrà somministrato dopo otto mesi dalla conclusione del ciclo vaccinale, è verosimile che il sistema immunitario si sarà calmato e la nuova iniezione non provocherà gli effetti che più spesso si sono visti dopo la seconda dose”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli