La terza Lega (quella fascistella)

·4 minuto per la lettura
Inchiesta di Fanpage (Photo: Piazzapulita/LA7)
Inchiesta di Fanpage (Photo: Piazzapulita/LA7)

La sceneggiatura è degna di Michael Crichton, maestro nel rendere reali scenari che si credevano inghiottiti dal passato. Mentre politici e giornalisti spaccano il capello sui contorni delle due Leghe – anima o sentiment? Nord o Sud? Draghismo o sovranismo? - ne spunta una terza. Quella sì priva di sfumature: “E’ la terza Lega della Terza posizione, quella della militanza” arringa sul palco Max Bastoni, consigliere regionale legatissimo all’ex europarlamentare Borghezio, con cui facevano le ronde padane negli anni ’90. In soldoni: a Roma si litigano l’involucro – le spoglie porta male – ma la “ciccia” è alla periferia (e non solo) di Milano, tra i “patrioti” di Lealtà Azione – costola italiana dell’arcipelago di movimenti neonazisti e suprematisti bianchi – a cui “rispondono” Bastoni, l’europarlamentare e neo-consigliera comunale Silvia Sardone (ex forzista), il consigliere di zona Stefano Pavesi. Un tentativo di scalata sulla pelle del “debole” Salvini. Un’operazione trasversale per fare di tutti i partiti (di destra) un fascio. Fino a evocare i neofascisti, appunto, di Terza Posizione.

La seconda puntata della video-inchiesta di Fanpage – trasmessa ieri sera a “Piazza Pulita” su La 7 – pietrifica il partito, ammutolendo governisti e pretoriani. Perché la “Lobby Nera” che ha già travolto il capo-delegazione FdI a Bruxelles Fidanza, colpisce l’eurodeputato leghista Angelo Ciocca. Uno già sopra le righe: la scarpa in conferenza stampa sulla lettera di Moscovici, il calcolo empirico che un lombardo ammalato vale più di un laziale. E però un recordman di preferenze (secondo solo al Capitano, 90mila voti, di cui 5mila rivendicati dall’estrema destra) che incontra presunti finanziatori in nero nel palazzo della Regione Lombardia. Dove non avrebbe un ufficio, ma glielo presta il vicepresidente. “Nelle segreterie sono tutti nazisti – spiega l’angelo custode Jonghi Lavarini - Vogliamo che Angelo diventi il post Salvini, deve essere più equilibrato, al minore equilibrio ci pensiamo noi...” Chiaro no? Dietro le quinte.

Già: trait d’union tra supporter hitleriani, degustatori di caffè “nero e amaro come il fascismo repubblicano”, simpatizzanti putiniani, avvocati della ‘ndrangheta, è il solito Barone Nero. Già protagonista della prima puntata tra svastiche tatuate e brindisi al Fuehrer, ha avvisato: “Nessuno faccia finta di non conoscermi”. E non si fatica a credergli, visto che bazzica gli ambienti salviniani come quelli meloniani, con in testa un ambizioso progetto: “In un grande partito come la nuova Lega deve esserci spazio anche per noi, cerchiamo di fare un sol fascio”. Un’allegra combriccola, ma competition is competition: “La Lega nazional-popolare è il nostro principale riferimento”. Agli amici dentro FdI saranno fischiate le orecchie. Pazienza, conta il risultato: “Vogliamo formare, far crescere e allargare la classe dirigente della Lega”. Borghezio si vanta di aver portato lui Savoini, che però una volta “bruciato” è saggiamente scomparso. Ciocca, occhiali turchesi e giacca sur ton, rilancia: “C’è un solo modo di difendere la patria, fare come i militari italiani nella I e II Guerra Mondiale”. Borghezio concorda: “Salvini è un debole, la situazione lo spinge nelle braccia di Meloni. Dobbiamo formare i quadri per la Terza Lega”. Anni di scuole di partito, ponderosi dibattiti sulla crescita della classe dirigente, convegni sul radicamento, finti così. Con il braccio alzato, i tafferugli di piazza, la distribuzione di pacchi elettorali con santino incorporato dei ragazzi di lealtà Azione (nella zona di Bastoni, “orgogliosamente fascista”, le due sedi coincidono).

Il Barone Nero dettaglia pure il modus operandi: “Loro hanno il partito istituzionale e il marchio, questi la militanza”. Ingombranti sul palcoscenico, impresentabili nelle liste, mica sudano a vuoto: “Poi piazzano i loro come portaborse e aiutanti”. Pavesi sarebbe assunto dalla Sardone. Magari sono queste le “lavatrici” a cui allude sibillino Jonghi Lavarini. Anche se, alla fine dei 15 minuti di video, qualcosa di concreto passa di mano dentro una valigetta: anziché contanti “in black”, però, sono copie della Costituzione e manuali sull’Olocausto. Dopo il danno, Fanpage si permette anche la beffa.

Per certi versi un dèja-vu con un partito di centrodestra al posto dell’altro: personaggi locali contigui a mondi ambigui, big e (guarda caso) eurodeputati che gli danno spago, leader che saltano sulla sedia. E’ vero che Borghezio incarna il peggio della vecchia Lega razzista e xenofoba – girava sui treni notturni dell’hinterland milanese con lo spray per disinfettare le prostitute, definì Mladic un patriota, fu sospeso per insufficiente presa di distanza da Breivik – ed è stato Salvini a cassarne la ricandidatura. Ma il tema della “scalabilità” della nuova Lega lepenista dalle frange di destra estrema c’è: prima nelle liste romane, ora su Milano. “Lobby Nera” ha riportato non alla vita ma sotto i riflettori fenomeni che molti ritenevano estinti, e chissà se finirà come “Jurassic Park”. Di certo Crichton storcerebbe la bocca di fronte alla parola d’ordine scelta dal Barone Nero: “Rosso come il fuoco e come il sangue”. Più che nostalgico, banale.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli